Da subito UBS può di nuovo svolgere un ruolo di primo piano nell'accompagnamento dello sbarco in Borsa di aziende a Hong Kong. L'autorità di vigilanza del mercati SFC ha infatti revocato il suo divieto emesso nel marzo 2019 per un anno.

Stando a indicazioni odierne la revoca dell'interdizione - che riguardava sia il gruppo che la sua filiale locale - è stata decisa dopo un esame dei processi interni della banca, durato dieci mesi invece dei dodici previsti. A UBS era anche stata inflitta una multa di 375 milioni di dollari di Hong Kong (48 milioni di franchi al cambio di allora).

L'istituto era accusato di aver danneggiato gli investitori nelle sue attività quale proponente per offerte pubbliche iniziali (IPO). Nel mirino degli inquirenti erano finite diverse operazioni; una di esse aveva fatto particolare scalpore, quella della società China Forestry Holding nel 2009. Il gruppo cinese attivo nella fornitura di legno all'industria della carta aveva raccolto milioni di dollari, ma era poi fallito solo 14 mesi più tardi, con danni enormi per gli investitori. L'accusa nei confronti di UBS e della britannica Standard Chartered - banche capofila dell'IPO - era di non aver verificato che quanto affermato nel prospetto di quotazione fosse vero.

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