Le torture "sono sistematiche" in Venezuela, "perché sono un modo di terrorizzare la gente". Lo sostiene l'ex capo dei servizi segreti venezuelani, Cristopher Figuera, in un'intervista a El País.

Figuera si trova negli Stati Uniti da due settimane, dopo aver trascorso due mesi in Colombia. L'ex capo dell'intelligence è fuggito dal Venezuela quando è fallito il tentativo di rivolta militare promosso dall'opposizione a fine aprile, che ha portato alla liberazione dell'oppositore Leopoldo López.

Figuera, che ha diretto il Sebin (Servizio nazionale di intelligence bolivariano) e ha fatto parte del controspionaggio militare, ha dichiarato che "le persecuzioni sono state condotte soprattutto sotto l'aspetto politico", sottolineando che "chiunque non sia d'accordo con Maduro è accusato di essere un nemico".

È Maduro che "ordina le persecuzioni politiche", secondo Figuera. L'ex capo dell'intelligence ha dichiarato che tutto ciò che dice il rapporto presentato dall'Alto commissario per i diritti umani, Michelle Bachelet, "è vero", anche se il documento "è un po' timido, perché accadono cose orribili che non sono state riportate".

A una domanda sul perché abbia autorizzato o non abbia fatto nulla per evitare le torture quando era un funzionario dell'intelligence, Figuera ha dichiarato di aver lasciato la Dgcim (Direzione generale del controspionaggio militare) "proprio perché volevo oppormi a certi comportamenti disumani".

L'ex capo del Sebin ha poi riferito che, a suo parere, l'autoproclamato presidente ad interim Juan Guaidò ha fallito con la rivolta militare di fine aprile perché Nicolas Maduro "tiene sotto sequestro i capi militari, trasmettendo messaggi di patriottismo e lealtà".

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