Sono in genere molto giovani, spesso religiosi e idealisti, e passano ogni giorno ore e ore, da impiegati in società che non divulgano la loro attività, a individuare e eliminare dal web e dai social video e altri materiali violenti.

Dalle immagini delle decapitazioni dell'Isis a quelle degli abusi sui bambini, dal porno al bullismo. Parliamo dei 'content moderators', o meglio, gli spazzini (segreti) della rete, per colossi come Google e Facebook. Figure misteriose che si raccontano per la prima volta in Quello che i social non dicono - The Cleaners, il documentario inchiesta di Hans Block e Moritz Riesewieck, passato al Sundance, al Festival di Rotterdam e al Biografilm Festival.

"L'idea per il film - spiega all'ANSA Hans Block - ci è venuta qualche anno fa, quando fu diffuso sui social, causando uno shock globale, il video di una bambina di cinque o sei anni, violentata da un adulto. Nonostante sia stato rimosso velocemente, nell'arco di tempo online è stato condiviso 60 mila volte. Ci siamo chiesti allora a chi fosse dato il compito materialmente di non far arrivare sulla rete quegli orrori e ci siamo messi a indagare".

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