La Confederazione auspica punizioni per coloro che si rendono responsabili della distruzione del patrimonio culturale. La Svizzera si impegnerà per convincere altri stati ad adoperarsi per la protezione dei beni storici e culturali.

Dal Mali all'Iraq, le distruzioni di patrimonio culturale sono stati "le più gravi dalla Seconda Guerra mondiale", ha affermato oggi a Ginevra Pascale Baeriswyl, segretaria di Stato del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) all'inizio di una conferenza di due giorni organizzata dall'UNESCO con il sostegno della Svizzera.

Per la prima volta, questi attacchi sono stati riconosciuti come crimini di guerra e i responsabili sono stati condannati. "Dobbiamo vigilare affinché questi atti non restino impuniti", ha aggiunto Baeriswyl.

Il Consiglio federale ha adottato a inizio marzo una strategia per la conclusione di accordi bilaterali sull'importazione e la riconsegna di beni culturali illegalmente esportati, oltre a campi di intervento a livello penale in questo ambito.

La conferenza, che riunisce oltre 250 persone, ha come obiettivo di commemorare il Secondo Protocollo aggiuntivo alla Convenzione dell'Aia per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato del 1954, che include 80 Stati. I partecipanti dovranno inoltre valutare l'applicazione di questo protocollo.

Tra le istituzioni attive a Ginevra c'è l'Alleanza internazionale per la protezione del patrimonio nelle zone di conflitto (Aliph).

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