La Svizzera è finora stata risparmiata dalla peste suina africana, che si espande in Europa. Per evitarne la propagazione, dall'aprile 2018 la Confederazione svolge un programma nazionale di riconoscimento precoce. Anche i consumatori possono contribuire.

Il programma ha lo scopo di osservare e individuare velocemente i cinghiali indigeni potenzialmente infetti, indica in un comunicato odierno l'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV). Già da un anno laboratori analizzano esemplari morti di tali animali consegnati da cacciatori e guardiacaccia della Svizzera e del Liechtenstein. Questi ultimi sono invitati a proseguire con la segnalazione di cinghiali malati, feriti o morti. Le carogne dei cinghiali devono venir sottoposte all'esame della malattia secondo le istruzioni dell'ufficio veterinario cantonale competente.

I prodotti alimentari (prosciutto, salame ecc.) provenienti dai paesi colpiti dall'epizoozia e introdotti in Svizzera rappresentano attualmente il maggiore rischio di diffusione della malattia. I cinghiali locali possono venir contagiati per disattenzione, ad esempio attraverso avanzi gettati nei boschi o nelle zone attigue alle aree di sosta.

La peste suina africana è una malattia virale altamente contagiosa e spesso fatale sia per i maiali domestici che per i cinghiali.

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