Il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) sta conducendo un'indagine penale contro un uomo che presumibilmente aveva una funzione di comando nella milizia del sedicente Stato islamico (Isis).

L'informazione si ricava da una decisione del Tribunale penale federale (TPF). Il presunto jihadista si trova in carcere preventivo da circa due anni.

Il MPC accusa l'uomo di sostegno a un'organizzazione criminale e di violazione della Legge federale che vieta i gruppi "Al-Qaïda" e "Stato islamico" nonché le organizzazioni associate. Secondo una decisione della Corte dei reclami penali del TPF, l'accusato ha svolto diverse attività a favore dell'Isis, come reclutamento, finanziamento, istigazione a commettere attacchi suicidi, propaganda e pianificazione di un attentato.

Nella fattispecie, l'imputato aveva inoltrato un ricorso al TPF perché suo fratello e un'altra persona erano stati interrogati senza che lui fosse presente. Di norma, il codice di procedura penale prevede la partecipazione all'interrogatorio dei testimoni o delle persone che forniscono informazioni in modo che i loro diritti di difesa siano tutelati. Tuttavia, ci sono delle eccezioni.

Secondo i giudici di Bellinzona, una tale eccezione vale in questo caso. L'imputato aveva più volte provato, nonostante il divieto pronunciato dal MPC, a trasmettere notizie dal carcere. Anche in occasione dell'interrogatorio dei due uomini vi era il rischio che questi fossero influenzati, ha ritenuto il TPF.

La procura federale non ha voluto fornire ulteriori dettagli sulla vicenda. Su richiesta di Keystone-ATS, si è limitata a confermare che una persona si trova attualmente in carcere preventivo per i presunti delitti suddetti.

(Decisione BB.2019.57)

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