Il mese di gennaio è stato il più freddo da oltre trent'anni nelle regioni di montagna a nord delle Alpi, mentre in Ticino regionalmente si è trattato del primo mese dell'anno più mite dall'inizio delle misurazioni, rileva MeteoSvizzera.

A settentrione delle Alpi, nelle zone di montagna ad oltre mille metri di quota la media regionale si è situata a -8,2 gradi, molto meno della media 1981-2010. Più freddo è stato solo il gennaio 1985, con -10,6 gradi, poi bisogna tornare all'inverno 1962/63, caratterizzato dalla cosiddetta "Seegfrörni", ossia il congelamento della superficie di un intero grande lago per più giorni, verificatosi sui Laghi di Zurigo e di Costanza. Allora sopra i mille metri di altitudine la temperatura media regionale era stata di -10,9 gradi. In pianura questo gennaio le temperature si situavano tra i 0 e gli 1,5 gradi, più o meno nella norma 1981-2010.

Per le pianure a sud delle Alpi si è invece trattato di uno dei mesi di gennaio più miti in assoluto: con 5,0 gradi Lugano ha registrato il sesto gennaio più caldo da quando sono state avviate le misurazioni nel 1864, mentre Locarno-Monti (4,9 gradi) il decimo più mite dall'inizio delle misurazioni nel 1883. L'aria fredda che ha attraversato le Alpi si è tradotta in favonio da nord, mite ma tempestoso, che ha comportato spesso temperature superiori ai 10 gradi, a più riprese perfino di 14-15 gradi, e il 5 gennaio a Biasca sono perfino stati toccati i 16,4 gradi. Al contempo generalmente splendeva il sole, cosa che si è tradotta in un deficit di precipitazioni e nella fioritura anticipata dei noccioli.

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