L'intero patrimonio genetico di un abete bianco è stato decodificato. Il lavoro dei ricercatori potrà essere utile per affrontare i problemi legati ai cambiamenti climatici, a seguito dei quali l'abete è destinato ad acquistare sempre più importanza.

Ad essere decodificato è stato il genoma di un abete di un bosco di Birmensdorf, nel canton Zurigo, dove ha sede l'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL). Il sequenziamento ha rappresentato una vera e propria "impresa titanica", scrive il WSL in una nota. Si sono infatti dovute decodificare 18 miliardi di coppie di basi, i singoli tasselli che compongono il DNA. La cifra è sei volte superiore alle coppie di basi presenti nel genoma umano.

A seguito dei cambiamenti climatici l'abete bianco, autoctono, è destinato ad assumere una crescente importanza in selvicoltura come sostituto di abeti rossi e faggi, due specie finora rilevanti sotto il profilo economico. Con un clima più caldo e asciutto tali alberi si svilupperanno meno degli abeti bianchi. Quest'ultima specie arborea è a sua volta svantaggiata dalla presenza sempre più massiccia di caprioli, particolarmente ghiotti dei suoi germogli. In mancanza di predatori naturali la popolazione di caprioli è in aumento e gli alberi devono essere protetti da recinzioni.

Le analisi del patrimonio ereditario consentiranno ai selvicoltori di selezionare gli alberi più idonei al luogo, rendendo più redditizia la costosa e complessa coltivazione degli abeti bianchi. Per questo la decodificazione dell'enorme genoma è un investimento per una specie importante e dunque anche per un'economia forestale sostenibile.

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