Ricercatori di punta svizzeri temono che se la Svizzera respingerà l'accordo quadro istituzionale con l'UE ci saranno conseguenze negative per la confederazione quale centro di ricerca. In concreto, si tratta del nuovo programma di ricerca "Horizon Europe" 2021-2027.

A margine di una conferenza tenutasi oggi a Bruxelles, il presidente del Politecnico federale di Zurigo (ETH) Joël Mesot ha ricordato che il programma di ricerca dell'UE non fa parte dell'accordo quadro, ma che diversi colleghi svizzeri temono che un rifiuto dell'accordo quadro istituzionale comporti restrizioni per "Horizon Europe".

Oltre a Mesot, la vedono allo stesso modo il presidente del politecnico di Losanna (EPFL) Martin Vetterli e il direttore dei Laboratori federali di prova dei materiali e di ricerca (EMPA) Gian-Luca Bona.

La Commissione europea ha infatti introdotto una nuova scala per i paesi terzi del programma di ricerca in questione; e la Svizzera non è più nuova nella prima categoria con Norvegia, Liechtenstein e Islanda, ma nella quarta.

Bruxelles ha negato che ciò comporti svantaggi per la Svizzera, dato che Berna potrebbe concludere un accordo di associazione "esattamente come avviene oggi nell'ambito di Orizzonte 2020".

Tuttavia, secondo gli esperti svizzeri la nuova classificazione offre all'UE la possibilità di limitare la partecipazione di un paese del quarto rango o di imporre condizioni supplementari.

E ciò è esattamente quanto temono Mesot, Vetterli e Bona in caso di un "no" elvetico all'accordo quadro, anche se - sottolineano - la Svizzera nell'UE gode di un'eccellente reputazione come luogo di ricerca.

Secondo gli esperti della Direzione generale per la ricerca e l'innovazione della Commissione UE, con cui i tre svizzeri si sono incontrati questa mattina, la Confederazione dovrebbe ricevere la piena partecipazione a "Horizon Europe".

Ma nell'Unione europea sorgono sempre più considerazioni politiche. Vetter ha fatto riferimento in tal senso alla sospensione di "Orizzonte 2020" dopo il voto favorevole all'iniziativa "contro l'immigrazione di massa" nel febbraio 2014.

All'epoca, a ricercatori e scienziati era stato rinfacciato di non aver difeso per tempo i loro interessi. "Ora non vogliamo esporci una seconda volta a questa accusa. Abbiamo imparato", ha detto Vetterli.

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