Il primo marzo 1969 migliaia di donne manifestarono davanti a Palazzo federale per reclamare l'introduzione del suffragio femminile. La "marcia su Berna" durò solo un'ora, ma fu il primo passo verso nuove modalità di rivendicazione da parte dei movimenti femminili.

L'idea di una manifestazione di protesta partì dall'associazione zurighese per il diritto di voto, ma non suscitò l'unanimità. Le due maggiori associazioni femminili nazionali, pur condividendo le rivendicazioni, decisero di non partecipare alla dimostrazione perché temevano disordini e la "ritorsione" degli uomini nell'urna.

La Comunità di lavoro delle associazioni femminili svizzere per i diritti politici delle donne si riunì la mattina del primo marzo 1969 al Kursaal di Berna per un convegno. Un'azione non sufficientemente incisiva per circa 5000 donne, e alcuni uomini, che nel pomeriggio scesero in piazza guidati dall'attivista zurighese Emilie Lieberherr. Davanti alla sede del parlamento federale fu letta una risoluzione nelle quattro le lingue nazionali per chiedere il diritto di voto e di eleggibilità a livello federale e cantonale.

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