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Spot ritenuti sessisti e razzisti Dolce & Gabbana boicottati dalla Cina

La griffe italiana Dolce & Gabbana aveva in programma un mega-evento a Shanghai ma è saltato a causa di alcuni spot pubblicitari (fatti proprio per lanciare la serata) ritenuti razzisti e sessisti dai cinesi. Non solo il marchio è stato escluso dalle piattaforme di e-commerce cinesi. Un disastro per la maison che puntava decisamente il grande mercato asiatico.

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Dolce e Gabbana accusati di sessismo e razzismo in Cina

Dolce & Gabbana sempre più nella bufera in Cina: i prodotti della griffe italiana sono spariti dalle piattaforme di e-commerce già dalla tarda serata di martedì sera. Mercoledì è stato annullato il grande show previsto a Shanghai con oltre 1500 invitati. 

Cosa è successo

Sabato la griffe italiana ha postato sulla piattaforma Weibo,il Twitter locale, la serie di tre video promozionali con gli hashtag #DGLovesChina e #DGTheGreatShow: una giovane donna cinese mangia i piatti della cucina italiana (pizza, spaghetti e cannolo) con le tradizionali bacchette e una voce maschile fuoricampo, di fronte ai suoi tentativi impacciati, dà consigli su cosa e come fare giocando su doppi sensi e altro. Non è decisamente piaciuto ai cinesi.

Campagna razzista

La campagna è stata accusata di essere razzista e sessista, ha riportato il magazine finanziario Caixin, che senza mezzi termini ha rimarcato come la maison si sia "procurata dei guai da sola". Nel mirino le scelte degli autori della campagna, a partire dall'aspetto della modella scelta: gli occhi piccoli e un sorriso "naif" hanno rinfocolato l'accusa di un uso stereotipato per comunicare e parlare di e ai cinesi. 

Il salto ulteriore, il sessismo, è al momento in cui la modella tenta di mangiare un cannolo. "È troppo grande per te?", chiede con tono ironico la voce maschile. I primi e crescenti commenti negativi hanno spinto al ritiro dei video da Weibo. 

La griffe ha 25 punti vendita in Cina, secondo un elenco sul sito della compagnia: il mercato del lusso del Dragone vale oltre 500 miliardi di yuan annui (circa 72 miliardi di dollari), pari a quasi un terzo del valore che il settore registra a livello mondiale, secondo un rapporto di McKinsey del 2017.

Boicottaggio cinese

Gli effetti della vicenda sono molto pesanti: Dolce & Gabbana è al bando sulle piattaforme di e-commerce già dalla tarda serata di mercoledì, secondo jinronghu.com. Il boicottaggio si è esteso sui tre colossi del settore cinesi Tmall, JD.com e Suning, su quelli cross-border NetEase Kaola e Ymatou, e su compagnie del luxury e-commerce come Secoo e Vip.com, e Yhd.com. Yoox Net-a-Porter, inoltre, ha sospeso le vendite sui suoi siti in Cina.

Uno sbarramento completo che mette a rischio i conti della casa di moda. Secondo i dati finanziari rilasciati a settembre, i ricavi sono scesi a 1,290 miliardi di euro nell'anno fiscale al 31 marzo contro gli 1,296 miliardi dei 12 mesi prima. 

Se l'Italia conta per il 24% delle vendite totali, altre parti d'Europa, delle Americhe, Giappone e Cina e altre regioni pesano, rispettivamente, per il 27, il 13, il 6 e il 30 per cento.


tvsvizzera.it/fra con RSI

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