Hypercorsivo Benigni? Sì. Crozza? No. Fiorello? Forse

Il comico Maurizio Crozza imita il premier Matteo Renzi al Festival di Sanremo, 22 febbraio 2014

Il comico Maurizio Crozza imita il premier Matteo Renzi al Festival di Sanremo, 22 febbraio 2014

(ANSA)

Prendete 4 minuti e 48 secondi della vostra giornata e immortale capolavoro di Giorgio GaberLink esterno, datato 1994 ma più che mai attuale.

Perché?

Per capire che l'Italia, condannata all'eterno ritorno dell'uguale, sulle piccole e grandi questioni si è sempre spaccata e continuerà a spaccarsi in due, come una mela.

È successo ai tempi di Fausto CoppiLink esterno e Gino BartaliLink esterno.

E succede ora in questa lunghissima vigilia elettorale che condurrà il Paese al referendum del 4 dicembreLink esterno, evento capace di generare un disordine senza precedenti tanto nella testa delle persone quanto sul palcoscenico della vita pubblica.

E palcoscenico è parola quanto mai appropriata.

Specie se si pensa al duello a distanza che la scadenza referendaria ha innescato tra due grandi della comicità italiana: Roberto BenigniLink esterno, dichiaratamente per il Sì, e Maurizio CrozzaLink esterno, marcatamente per il No.

Cominciamo da Benigni.

Dopo aver stregato quasi 13 milioni di telespettatori esaltando la Costituzione della RepubblicaLink esterno nello showLa più bella del mondoLink esterno - andato in onda su Raiuno il 17 dicembre del 2012 e replicato (con tagli e aggiunteLink esterno) il 2 giugno di quest'anno - il comico toscano ha deciso di votare Sì ("Sarebbe peggio della Brexit se vincesse il No", ha detto) a una legge che cambia 47 dei 139 articoli di quella stessa Costituzione da lui appassionatamente lodata quattro anni fa.

Come si spiega cotanta capriola?

È andato a chiederglielo Dino GiarrussoLink esterno, implacabile inviato de Le IeneLink esterno: prendete altri 9 minuti e 10 secondiLink esterno della vostra giornata e guardate l'intervista.

Assisterete a un uppercutLink esterno mediatico che ha fatto penosamente vacillare PLACEHOLDER, di solito così disinvolto nell'imbastire le parole e stavolta, invece, decisamente in imbarazzo nel giustificare la svolta.

Tanto da scatenare l'ironia degli evangelisti del No.

"#Sì a canna gas prova carta Benigni. Italiani hanno capito bluff @matteorenzi e non credono ai comici ignorantelli/opportunisti" ha twittato Renato BrunettaLink esterno.

"Vogliamo bene a Benigni ma non ci convince. Cosa c'entra il referendum inglese con quello italiano. E poi, se vince il No non si cambierà mai più la Costituzione? E perché mai? È un assoluto non senso" ha chiosato Pippo CivatiLink esterno.

"Simpatico ignorante, l'amico di Renzi. In Gran Bretagna, che quest'anno crescerà il triplo rispetto all'Italia renziana, la disoccupazione è ai minimi dal 2005, la Borsa è ai massimi da aprile 2015, consumi delle famiglie e produzione industriale crescono" ha ironizzato Matteo SalviniLink esterno.

"Benigni dopo aver confuso i russi con gli americani confonde Calamandrei con Verdini" lo ha strapazzato Alessandro Di BattistaLink esterno.

"Benigni ha lasciato cadere Berlinguer e ha preso in braccio Renzi" ha detto Elvira SalvinoLink esterno di Forza Italia.

"La notizia del giorno non è che Benigni tifa per Matteo Renzi, la notizia è che anche Benigni tiene famiglia" ancora Brunetta.

E questi non sono nemmeno i critici più duri...

Terribile, per esempio, l'attaccoLink esterno frontale dello scrittore Andrea ScanziLink esterno: "(…) passi dal voler bene a Berlinguer al venerare il nuovo Silvio, ovvero Renzi, uno che a vent'anni avresti preso per il culo fino a sfinirlo".

Micidiale, infine, su DagospiaLink esterno, sotto il titolo "Da Johnny Stecchino a Johnny lecchino", la raccolta antologica dei numerosi veleni sparsi in reteLink esterno dal variegato fronte del No.

Fronte il cui alfiere è certamente Crozza.

Infatti, nei 9 minuti e 37 secondiLink esterno andati in onda a Di martedìLink esterno il 4 ottobre, il comico genovese ha strapazzato il referendum ("Il Paese è diviso tra chi voterà Sì e chi invece ha capito la riforma costituzionale") canzonando il ministro delle Infrastrutture,Graziano Del RioLink esterno, presente in studio.

Di più.

Venerdì 7 ottobre, durante il suo Crozza nel paese delle meraviglieLink esterno, ha pesantemente rincarato la dose, non lesinando randellate a nessuno, Movimento 5 stelleLink esterno incluso.

E qui sta il punto.

Caduto Silvio BerlusconiLink esterno, passato alla politica Beppe GrilloLink esterno, inabissatosi Nanni MorettiLink esterno, desaparecidiSabina GuzzantiLink esterno e Daniele LuttazziLink esterno, Crozza ha, di fatto, il monopolio della satira politica in tv.

E lo sfrutta con grande intelligenza.

Se, infatti, la presa in giro di Renzi (per la quale si è ispirato al grande Jerry LewisLink esterno) è il suo cavallo di battaglia, Maurizio non si è mai privato nè si priva della libertà di colpire chiunque, a 360 gradi, nemici di Matteo inclusiLink esterno (e perfino, novità, i cecchini accidiosi del webLink esterno).

Non basta.

Mentre Benigni da sempre è targato Rai, Crozza dalla Rai se n'è andato assieme a Giovanni FlorisLink esterno, protagonista di PLACEHOLDER proprio con Renzi quando guidava BallaròLink esterno.

Pilastro de La7Link esterno (che non piaceLink esterno al premier) con Crozza nel paese delle meraviglie e, appunto, Di martedì, dal 2017 sarà il volto di punta della NoveLink esterno, l'ammiraglia italiana del gruppo DiscoveryLink esterno.

Una mobilità che appare vertiginosa soprattutto se confrontata con la fedeltà pluriennale di Benigni a viale MazziniLink esterno.

Due pianeti lontani, quindi, il genovese e il toscano.

Proprio come lo erano Coppi e Bartali.

E, se possibile, il referendum li ha allontanati ancora di più.

Condizioneranno le scelte degli italiani?

Chissà…

Di certo, uno uscirà sconfitto.

E tra i due litiganti a godere, come sempre, sarà il terzo.

Nella fattispecie, FiorelloLink esterno.

Che, interpellato sul voto del 4 dicembre, ha rispostoLink esterno così: "Sì o No? Io voto Forse".

Furbissimo!

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