La contestazione formalizzata oggi da Francia, Germania e Gran Bretagna contro la violazione dell'accordo sul nucleare (JCPOA) attribuita all'Iran è stata fatta "in buona fede", ma è anche "un test sulla buona volontà di Teheran".

Lo ha precisato alla Camera dei Comuni il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, chiarendo - dopo il riferimento fatto dal premier Boris Johnson alla possibilità di una nuova intesa con Teheran che sia accettabile anche per Donald Trump - come Londra, al pari di Berlino e Parigi, resti al momento "impegnata" per il rispetto dell'accordo in vigore.

Raab ha tuttavia sottolineato che "tocca all'Iran salvare l'intesa, tornando a rispettare gli obblighi assunti". "Il regime può fare passi per allentare le tensioni e aderire alle regole base del diritto internazionale o affondare sempre più nell'isolamento", ha avvertito il capo del Foreign Office.

La ministra ombra laburista Emily Thornberry ha criticato invece come destabilizzante l'apertura di Johnson a ipotesi d'un nuovo "mitologico accordo Trump" sul nucleare iraniano.

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