Pedocriminalità Turista del sesso condannato in Ticino


Di Rino Scarcelli, con video RSI (Quotidiano del 14.02.2017)


È stato condannato a 5 anni e 6 mesi di detenzione il 46enne ticinese accusato di ripetuti rapporti sessuali con ragazze minorenni nelle Filippine, tra il 2010 e il 2015. L’uomo è il primo giudicato in Ticino per turismo sessuale a danno di minori. "Non vuol dire che non ci siano altri casi", commenta Paolo Bernasconi, ex procuratore pubblico e presidente dell'associazione Marche Blanche, "ma che non si scoprono".

L'ex impiegato di banca, che oltre a scontare la condanna dovrà seguire un trattamento ambulatoriale, contattava le ragazzine via chat per poi raggiungerle grazie a due protettori nel paese asiatico. Era stato arrestato dopo una segnalazione giunta dagli Stati Uniti a inizio 2016 per la frequentazione di siti pedopornografici

Per l’imputato, reo confesso, la procuratrice pubblica Chiara Borelli aveva chiesto 7 anni. La legale della difesa, Sandra Xavier, si era battuta per una massiccia riduzione della pena sottolineando la collaborazione e il pentimento del 46enne.

Il perito psichiatrico, davanti alla corte presieduta dal giudice Mauro Ermani, ha riscontrato nell’uomo una scemata responsabilità di lieve-medio grado.

Il primo processo in Ticino

“Se è la prima volta che si condanna un turista pedofilo in Ticino, è un male”, ci dice l’avvocato Paolo Bernasconi, presidente dell’associazione Marche Blancheexternal link ed ex procuratore pubblico. “Non vuol dire che non ci siano altri casi, ma che non si scoprono”.

I reati sessuali commessi all’estero su minorenni sono perseguiti in base all’articolo 5 del Codice penaleexternal link, che si applica a chiunque si trovi in Svizzera e non sia estradato. È la trasposizione nel diritto svizzero del secondo Protocollo facoltativoexternal link della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, che concerne la vendita di fanciulli, la prostituzione infantile e la pedopornografia. Dalla ratifica, nel 2006, non era mai stato processato in Ticino un cosiddetto turista del sesso.

Fortunatamente, non è una prima svizzera: “La Polizia giudiziaria federaleexternal link ha un Commissariato pedocriminalità e pornografia infantile che svolge da anni un lavoro molto importante e mette a disposizione dei cantoni molte informazioni lavorando sulla pedofilia su Internet. All'aeroporto di Kloten, la polizia di Zurigo ferma persone di ritorno dalla Thailandia o da altri paesi contro le quali ci siano prove che documentano turismo pedofilo. In Thailandia, la Polizia federale ha anche un ufficiale di collegamento. Tutto questo è una prevenzione molto interessante. Purtroppo, in Ticino non esiste un servizio analogo, che invece hanno cantoni più grandi”.

A livello internazionale, la lotta alla pedocriminalità può certo contare su accresciute consapevolezza e sensibilità. Non mancano gli strumenti giuridici. Il problema è che nel frattempo il fenomeno “si è ingigantito”, osserva Bernasconi.

“Sul piano della pedofilia, purtroppo, Internet ha avuto un effetto devastante, perché ha globalizzato un mercato al quale prima era difficile accedere. L’orribile mercato dei bambini esisteva già, ma bisognava sapere dov’era. Oggi è su Internet. Un flagello, di fronte al quale sicuramente tutte le misure, la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, il Protocollo facoltativo rappresentano uno sforzo immane che tutti i Paesi fanno, chi più chi meno”.

La nuova preoccupazione: migranti minorenni non accompagnati

“I Paesi di grande prostituzione sono i paesi poveri, dove le famiglie vendono i bambini. Quindi alla radice abbiamo la povertà. E ora c’è un altro tema importante”, avverte il presidente di Marche Blanche. “Migranti minorenni non accompagnati. Centinaia di migliaia di minori, bambini e bambine, che a causa della migrazione si trovano in Italia, Grecia, ma anche in Germania, in Svizzera. Sono soli. E nessuno se ne occupa.”

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