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Punto di vista Non ho voluto essere povero in Svizzera, eppure lo sono diventato

Un homme seul sur un banc

Vivere con il minimo vitale significa rinunciare a buona parte della propria vita sociale, rammenta Grégoire Barbey.

(Keystone / Walter Bieri)

Il giornalista Grégoire Barbey reagisce all'articolo di swissinfo.ch sulla povertà in Svizzera. Egli ritiene che il nostro approccio sia stato maldestro poiché "è impossibile sperimentare la povertà".

Standpunkt Gysi

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Di Grégoire Barbey

Ho letto con interesse l'articolo Ho provato a vivere da povera in Svizzera pubblicato da swissinfo.ch. Sebbene l'iniziativa sia lodevole, l'approccio è assai maldestro. Ci si può davvero infliggere la povertà per farci un reportage? Non credo. Non si può, come fa l'autrice, tentare "un esperimento" di un mese, che poi interromperà dopo due settimane…

Autodidatta, lanciatosi nel giornalismo senza aver seguito un curriculum universitario tradizionale, Grégoire Barbey è un giornalista freelance. Ha lavorato per quattro anni per il giornale economico L‘Agefi ed è stato anche cronista a La Télé, canale privato vodese-friburghese. Appassionato di politica, è molto attivo a Ginevra e nelle reti sociali.

(DR)

La povertà è raramente una situazione di cui si conosce la scadenza. Al contrario. È una lenta caduta verso il basso della scala sociale che conduce irrimediabilmente a delusioni sempre più grandi e a una frustrazione sempre più dolorosa. È l'angoscia di ogni mattino. Ciò che l'autrice non può purtroppo trasmettere nel suo articolo è tutta la dimensione umana, tutti gli stati di ansia, di paura, di vergogna, di colpevolezza, di tristezza che costituiscono il quotidiano delle persone la cui unica prospettiva immediata è l'assistenza sociale.

Nessuna risorsa, nessun patrimonio

Così come non basta simulare la povertà per poterla presentare, telefonare all'assistenza sociale per sapere ciò a cui i beneficiari hanno diritto ogni mese non permette di comprendere davvero quello che vivono. L'aiuto sociale, contrariamente ai preconcetti, è raramente una passeggiata. Per avervi diritto, bisogna prima aver esaurito qualsiasi altro mezzo di sussistenza. È l'ultimo sostegno sociale del nostro Paese. Una persona all'assistenza sociale non ha alcuna risorsa, alcun patrimonio. E una volta all'aiuto sociale, l'importo mensile per sopperire ai propri bisogni è di 977 franchi, ciò che deve coprire in teoria: alimentazione, abbigliamento, svaghi, bolletta dell'elettricità, del telefono, di Internet, canone radiotelevisivo, spese sanitarie non coperte dall'assicurazione di base e l'eventuale pagamento annuale di una garanzia di affitto rilasciata da un servizio quale SwissCaution. L'affitto e il premio dell'assicurazione malattie sono coperti, in funzione di tabelle ben precise. I costi supplementari sono a carico del beneficiario.

Con un forfait di mantenimento di 977 franchi al mese, un importo solitamente accordato dalla maggior parte dei Cantoni, si vive in modo diverso a seconda del proprio luogo di domicilio. Il costo della vita può variare da un posto all'altro… Generalizzare è quindi delicato. Si può tuttavia affermare senza esagerare che con un importo del genere non si conduce di certo una vita da nababbo in Svizzera. Per ottenere il sostegno dell'aiuto sociale bisogna anche presentare vari documenti ogni mese, tra cui gli estratti conto. Il minimo importo percepito in più - ad esempio un amico che abita lontano e che ti versa 200 franchi per il tuo compleanno - è dedotto dall'aiuto sociale il mese successivo. Bisogna giustificare tutte le entrate, conservare per sicurezza determinati documenti, perché anche se la legge è la legge, alcuni impiegati dei servizi sociali hanno le loro interpretazioni e bisogna prepararsi a qualsiasi eventualità.

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Questo contenuto è stato pubblicato il 13 agosto 2019 10.48

In questo Paese il fallimento è tabù

In ogni lettera dell'assistenza sociale o ad ogni misura che viene adottata nei suoi confronti, al beneficiario viene sempre ricordata la legge. Un modo per rammentargli la situazione in cui si trova... Purtroppo, oggigiorno nel nostro Paese regna una presunzione di colpevolezza nei confronti delle persone nel bisogno. A causa della minoranza di imbroglioni che abusano del sistema, è la maggioranza a essere trattata come degli approfittatori che hanno come unico obiettivo quello di raggirare la collettività e vivere sulle spalle degli altri.

Dietro agli abituali cliché da cartolina veicolati sulla Svizzera, la sua ricchezza, il suo successo economico, ci sono due persone su dieci che alle nostre latitudini vivono nella precarietà. Per una parte di queste persone, chiedere l'aiuto sociale è impossibile poiché si vergogna. Per evitare uno sguardo di disapprovazione di una società intollerante, queste persone sprofondano in una precarietà ancora più grande, sebbene beneficino anch'esse degli stessi diritti. È un circolo vizioso poiché i debiti si accumulano e uscire da questa impasse in un Paese in cui i precetti esecutivi, anche quelli saldati, sono iscritti per cinque anni in un registro che funge quasi da muro della vergogna, rappresenta un vero e proprio percorso a ostacoli. In questo Paese il fallimento è tabù.

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Questo contenuto è stato pubblicato il 15 novembre 2017 11.00

Queste angosce non possono essere vissute in un "reportage"

La miseria è essenzialmente una situazione emotivamente spossante, stancante e che necessita di importanti sacrifici. Vivere con il minimo vitale significa rinunciare a buona parte della propria vita sociale perché in questa vita dove tutto costa bisogna spesso tirar fuori il portamonete per seguire gli amici da qualche parte. O allora bisogna accettare di essere invitati e nutrire questo spiacevole sentimento di essere un assistito, un peso per la società.

Tutte queste angosce non possono essere vissute in un "reportage" di due settimane. Ciò si vive sulla durata. Si può difficilmente "sperimentare" la povertà come si testerebbero uno smartphone o un'aspirapolvere per renderne conto ai propri lettori. L'esclusione e la solitudine indotte dalla povertà conducono spesso a depressioni, ciò che allontana ancor di più la prospettiva di uscirne un giorno. In Svizzera, purtroppo, la povertà è un po' come una malattia che ti resta addosso e che cambia il modo in cui la gente ti guarda e, peggio ancora, ti considera il sistema. La miseria può però cogliere di sorpresa tutti noi, malati come sani, svizzeri come stranieri… Basta un errore di percorso, un incidente, e la caduta è immediata, senza protezione.

Il miglior modo per presentare la povertà sarebbe stato di interrogare direttamente le persone che la vivono giorno dopo giorno da anni. Chi potrebbe presentare la cruda realtà meglio di loro? Ma a queste persone, purtroppo, non si dà quasi mai la parola. Invece, vengono sistematicamente pubblicate le vicende giudiziarie che coinvolgono dei beneficiari dell'assistenza sociale che hanno abusato del sistema. Trovate l'errore.

Il punto di vista espresso in questo articolo è quello dell’autore e non corrisponde forzatamente a quello di swissinfo.ch.

Poveri in Svizzera - il nostro approccio

Il nostro articolo sull'esperimento della redattrice Sibilla Bondolfi ha suscitato un vasto interesse tra voi, cari lettori. Il resoconto dell'esperimento sul campo è stato letto da un numero eccezionale di internauti, condiviso moltissimo sui social media e discusso intensamente sia in quella sede che da noi.

Benché il blog sia solo un elemento di un altro testo, la discussione più accesa si è focalizzata sulla sperimentazione in prima persona della giornalista. Come persona privilegiata, è lecito fare un esperimento del genere? Non si tratta forse di un'ignoranza della miseria in cui si trovano molte persone meno privilegiate?

La domanda è stata posta, a volte in modo molto critico, altre in modo molto veemente.

I contenuti di swissinfo.ch sono in dieci lingue. Finora il testo in questione è stato pubblicato nelle tre lingue nazionali svizzere – tedesco, francese e italiano – come anche in spagnolo e portoghese.

Spesso nostri lettori di tutto il mondo osservano che la povertà è impensabile in un paese in cui il salario mediano per un lavoro a tempo pieno è di 6500 franchi svizzeri al mese. Non riescono a immaginare che chi vive come persona sola con 2259 franchi o come famiglia di quattro persone con 3990 franchi sia considerata povera in Svizzera.

Eppure, questo testo di Grégoire Barbey mostra in modo impressionante che anche uno dei paesi più ricchi del mondo conosce la povertà. E il nostro articolo con i calcoli e i bilanci ha dimostrato che 2259 franchi al mese, con tutti gli oneri obbligatori (assicurazione sanitaria, ecc.) e gli elevati costi fissi, anche se sembrano un sacco di soldi in altri paesi, in Svizzera rappresentano una somma esigua. Questo è stato il nostro approccio.

La povertà non è solo una questione di quanto denaro di cui si dispone.

È anche un sentimento: quello dell'esclusione, come scrive Grégoire Barbey. Qui è povero chi in confronto ai poveri di altri paesi ha ancora molti soldi. E povero in modo particolare, proprio perché la povertà è difficilmente immaginabile in Svizzera.

Balz Rigendinger, capo della redazione svizzera

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Questo contenuto è stato pubblicato il 22 ottobre 2017 11.00


Traduzione dal francese di Luigi Jorio

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