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Politica estera "Collaborare con la NATO è compatibile con la neutralità svizzera"

La sede della NATO è a Bruxelles. 

(Keystone / Nato Handout)

In carica a Bruxelles da otto mesi, l'ambasciatore Philippe Brandt è responsabile delle relazioni discrete di Berna con la NATO. In un'intervista con swissinfo.ch parla anche degli ottimi rapporti tra la Svizzera e il Belgio.

La Svizzera ai margini dell'Alleanza atlantica

L'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico è nata dalla guerra fredda nel 1949. Oggi conta 29 Stati membri nel suo spazio transatlantico, compresi gli ex paesi del Patto di Varsavia. Dalla caduta del muro di Berlino, l'Alleanza, prima diretta contro la minaccia sovietica, promuove ora la sicurezza più in generale in Europa, integrando nuove sfide quali il terrorismo, la guerra informatica, le nuove tecnologie e la crescita della potenza della Cina.

Dal 1996, la Svizzera è un paese partner della NATO, nell'ambito del Partenariato per la pace. Vi fanno parte anche Austria, Finlandia, Svezia e Irlanda. La Svizzera sostiene in particolare le operazioni di mantenimento della pace dell'Alleanza in Kosovo e offre la sua esperienza nel campo della sicurezza, sia in ambito civile che militare. La neutralità svizzera esclude qualsiasi partecipazione ad operazioni di combattimento.

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Fondata nel 1949 per proteggere i piccoli Stati e le democrazie occidentali da una potenziale invasione da parte dei paesi del Patto di Varsavia, l'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) ancora oggi è prima di tutto un'alleanza militare.

In quanto paese neutrale, è quindi fuori questione che la Svizzera aderisca. Ma il fatto di non essere membro non impedisce la collaborazione. Dal 1996, la Svizzera ha aderito al Partenariato per la pace (Partnership for Peace, PfPLink esterno), uno strumento di cooperazione tra la NATO e vari partner "che rafforza la libertà d'azione della Svizzera in materia di difesa", secondo l'ambasciatore elvetico Philippe BrandtLink esterno, capoLink esterno della Missione svizzera presso la NATO a Bruxelles.

swissinfo.ch: Quando si parla della NATO, si pensa innanzitutto alle sue vicende interne, quali l'affermazione del presidente francese Emmanuel Macron sulla "morte cerebrale" dell'organizzazione, l'alleato imbarazzante ma inevitabile che è la Turchia, o la volontà di disimpegno dal presidente degli Stati Uniti Trump. La Svizzera ha voce in capitolo?

Philippe Brandt: Non spetta a me, che rappresento un solo paese partner, commentare gli affari interni della NATO. D'altra parte, va ricordato che alla fine della loro riunione a Londra, nel dicembre 2019, i capi di Stato dei paesi alleati hanno incaricato il segretario generale Jens Stoltenberg di lanciare una riflessione di lungo periodo, "volta a rafforzare ulteriormente la dimensione politica del NATO".

La NATO rimane principalmente un'organizzazione di difesa militare. Cosa ci fa la Svizzera, un paese neutrale?

La NATO è un'organizzazione di sicurezza collettiva, le cui attività vanno oltre il campo della difesa militare. La Svizzera partecipa, attraverso il partenariato per la pace – e, in un certo senso, à la carte – all'architettura europea della sicurezza. Le questioni di sicurezza vanno oltre i nostri confini nazionali e pertanto richiedono la cooperazione con paesi che condividono gli stessi valori.

Ciò rimane del tutto compatibile con lo statuto neutrale della Svizzera. I contributi svizzeri ruotano attorno a tre assi: il contingente svizzero in Kosovo; i tre centri di Ginevra, riconosciuti a livello mondiale, in materia di politica estera e di promozione della sicurezza e della pace; fondi per la distruzione di armi leggere e di munizioni obsolete. In definitiva, la partecipazione al PfP rafforza la libertà d'azione della Svizzera in materia di difesa.

"La guerra cibernetica rappresenta una tipica nuova minaccia, sorta dopo la guerra fredda"

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Passiamo ora alla lotta contro il terrorismo e alla sicurezza informatica...

Nel corso degli anni sono emerse molte sfide globali. La guerra cibernetica rappresenta una tipica nuova minaccia, sorta dopo la guerra fredda. La NATO e i suoi partner – compresa la Svizzera – vi si confrontano. È dunque nel nostro interesse collaborare con l'Alleanza. Questi sviluppi spiegano l'impegno di quest'ultima in regioni particolarmente colpite, ad esempio in Afghanistan.

La Svizzera, attraverso il Centro di Ginevra per la politica di sicurezza (GCSPLink esterno), ha per esempio contribuito, nell'aprile 2019, al primo seminario tra la NATO e l'Unione africana sul terrorismo. Nel campo della difesa informatica, la Svizzera ha recentemente partecipatoLink esterno al Centro di eccellenza NATO per la ciberdifesa coperativa a Tallinn, in Estonia.

Anche il clima e l'immigrazione sono all'ordine del giorno della NATO?

Il cambiamento climatico sarà sicuramente una nuova fonte di sfide per la sicurezza. Basti pensare ai conflitti che potrebbero sorgere sull'accesso a determinate risorse come l'acqua o su eventuali spostamenti di popolazione ad essa correlati.

Per quanto riguarda la migrazione, dal 2016 la NATO partecipa effettivamente alle operazioni di sorveglianza nel Mediterraneo orientale e nel Mar Egeo, in collaborazione con FrontexLink esterno, l'agenzia europea della guardia di frontiera e costiera.

"La Svizzera ha un evidente interesse alla stabilità della regione dei Balcani occidentali"

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L'impegno più concreto della Svizzera con la NATO è la partecipazione alla KFOR (Kosovo Force), attraverso la SwisscoyLink esterno. Perché è importante?

Nato a La Chaux-de-Fonds, l'ambasciatore svizzero Philippe Brandt ha iniziato la carriera diplomatica nel 1994.

(Beatrice Devenes)

I legami tra Svizzera e Balcani occidentali sono molto stretti, come testimonia la presenza di 200mila cittadini kosovari in Svizzera. La Svizzera ha quindi un evidente interesse alla stabilità della regione. Con la Swisscoy – contingente svizzero integrato nella Forza multinazionale di mantenimento della pace in Kosovo KFOR, che è guidata dalla NATO sotto il mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite – la Svizzera dimostra solidarietà con paesi che forniscono truppe e risorse in questo contesto.

La Swisscoy è un contributo molto apprezzato dalla NATO per la competenza specialistica che viene messa a disposizione (ad esempio nel campo della raccolta di informazioni) e della logistica fornita (elicotteri). I suoi effettivi sono composti per circa il 17% di donne. La nomina di uno svizzero alla carica di sostituto del comandante della KFOR dall'ottobre 2019 e per un anno, il brigadiere Laurent MichaudLink esterno, illustra perfettamente la fiducia dell'Alleanza nelle capacità dell'esercito svizzero.

Quali sono in fin dei conti i vantaggi per la Svizzera di essere partner della NATO? Quanto costa e per quale profitto?

Attraverso il PfP, la Svizzera partecipa alla struttura di sicurezza di cui beneficia direttamente, al centro del continente europeo, e così si mostra solidale con lo sforzo collettivo - nei limiti della sua neutralità e dei suoi mezzi. Inoltre, l'esercito svizzero può ampiamente beneficiare dell'esperienza di altri eserciti, mentre gli altri si avvalgono della sua esperienza, ampiamente riconosciuta. L'esercito svizzero può anche testare in qualsiasi momento la sua interoperabilità.

Per quanto riguarda il budget per il PfP, ammonta a circa 8 milioni di franchi per due anni.

"La Svizzera è un attore affidabile e ascoltato"

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La Svizzera, quale "soft power", può avere influenza nella NATO, continuando a non aderirvi?

La Svizzera, neutrale e senza un passato coloniale, gode di credibilità internazionale. I valori svizzeri sono quelli condivisi dagli Alleati: democrazia e Stato di diritto. Siamo quindi sulla stessa lunghezza d'onda dei nostri partner, membri o meno dell'Alleanza. In questo contesto, cerchiamo sempre di contribuire positivamente e concretamente al dialogo politico all'interno di queste strutture di sicurezza, tematizzando i campi che tradizionalmente ci stanno a cuore, per esempio la protezione dei civili e il rispetto del diritto internazionale umanitario (convenzioni di Ginevra).

Questo dialogo politico sarà messo in evidenza in occasione del Simposio annuale che riunisce alleati e partner, che la Svizzera organizzerà a Ginevra nel luglio 2020. Con l'impulso dato dalla consigliera federale Viola Amherd, il nostro paese si impegna anche nella promozione il ruolo delle donne nel settore della sicurezza. La Svizzera è un attore affidabile e ascoltato: questo mi viene detto ogni giorno nell'ambito dei contatti con i miei colleghi della NATO; può quindi indubbiamente contribuire all'edificio della sicurezza continentale.

Lei è anche ambasciatore in Belgio. Come vanno le relazioni della Svizzera con questo paese, che per certi aspetti è paragonabile alla Confederazione?

Le relazioni tra Svizzera e Belgio vanno molto bene. Anzi, non abbiamo assolutamente alcun problema bilaterale. Quasi 16'000 belgi vivono in Svizzera e 9'000 svizzeri nel Regno, compresi ovviamente i binazionali; i legami personali sono quindi molto intensi.

Belgio e Svizzera sono due piccoli paesi per i quali l'ordine multilaterale e il rispetto del diritto internazionale sono vitali e che condividono gli stessi interessi. Bruxelles e Berna spesso uniscono perciò le forze per sostenere iniziative, per esempio all'ONU o al Tribunale penale internazionale. I due paesi hanno anche le stesse strutture di base: federalismo e plurilinguismo.

Un argomento di interesse per il Belgio, in particolare per re Filippo, riguarda la formazione professionale ovvero l'apprendistato duale in Svizzera. Poiché la disoccupazione giovanile è molto elevata in Belgio, il modello svizzero, che generalmente consente una rapida integrazione nel mercato del lavoro, può effettivamente ispirare le competenti autorità belghe.

Cenni biografici

Philippe Brandt, 56 anni, è stato nominato ambasciatore svizzero in BelgioLink esterno dalla primavera 2019. A Bruxelles, è inoltre capo della Missione svizzera presso la NATO.

Diplomatico dal 1994, ha lavorato in particolare a Parigi presso la delegazione svizzera presso l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e a Berna si è occupato delle relazioni bilaterali con i paesi dell'Europa occidentale e centrale. È stato anche responsabile delle relazioni con l'Organizzazione per il divieto delle armi chimiche (OPCW) e con il Tribunale penale internazionale (ICC) all'Aja.

Tra il 2015 e il 2019, ha ricoperto il suo primo incarico di ambasciatore in Madagascar. Nato a La Chaux-de-Fonds, si è laureato in giurisprudenza all'università di Neuchâtel.

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70° dell'Alleanza Atlantica Svizzera-NATO: un lungo flirt, senza matrimonio

L'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico compie 70 anni. Pur essendo neutrale, la Svizzera collabora con questa organizzazione di difesa.

Questo contenuto è stato pubblicato il 4 aprile 2019 14.30


(Traduzione dal francese: Sonia Fenazzi)

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