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Oltre 5'700 in Italia In aumento i minori vittime di violenza

Lo scorso anno 5'789 minori sono stati vittime di violenza in Italia, quasi il doppio di un decennio fa.

(Keystone)

Date in sposa, rese schiave, trattate come merci da mutilare, violare e buttare. È l’infanzia negata di milioni di bambine. Un’emergenza trascurata che riguarda anche l’Italia.

Lo scorso anno 5'789 minori sono stati vittime di violenza, quasi il doppio di un decennio fa. La maggior parte sono femmine: crescono infatti tutti i reati legati alla sfera sessuale come la pornografia minorile e la violenza sessuale aggravata. In molti casi però gli abusi rimangono sommersi, invisibili e nascosti alla giustizia, perché si concentrano tra le mura di casa.

Le bambine si trascinano con sé la paura di non essere credute o di essere travolte dalla crudeltà. Quella che le indica in qualche modo come corresponsabili, complici e così alla fine, non resta che la rassegnazione. 

(Unicef-Indifesa)

Giovani nigeriane ricattate

Alla vigilia della Giornata Mondiale delle Bambine, inaugurata dall’Onu sette anni fa, l’associazione Terre des Hommes presenta il dossier della Campagna ‘Indifesa’ e accende i riflettori sui diritti negati. Nel mondo 700 milioni di donne si sono dovute sposare prima del compimento della maggiore età; 200 milioni hanno subito mutilazione genitali. Tra il 2004 e il 2014 le minori vittime di tratta sono raddoppiate.

Si tratta prevalentemente di ragazzine nigeriane costrette a subire ogni violenza. Schiave di trafficanti che utilizzano come legame anche il potere del juju, un rito magico che le obbliga a ubbidire a ogni ordine sotto la minaccia di malocchi e ritorsioni.

Quest’ultimo anello della catena ha però ricevuto un duro colpo. Il 9 marzo scorso l’Oba Ewaure II, la massima autorità religiosa del popolo Edo che vive nel sud della Nigeria, ha emesso un editto con cui ha annullato i riti, liberando le ragazze e lanciando una maledizione su quegli stregoni che li usano per agevolare la tratta delle giovani donne.

Stupro come tattica di guerra

La violenza legata al sesso cresce senza sosta e i conflitti non fanno che aumentare i rischi per le ragazze. Nel 2017 lo stupro ha continuato ad essere utilizzato come tattica di guerra, di terrorismo, di tortura e repressione anche nei confronti delle vittime sulla base della loro appartenenza etica, religiosa, politica. Eppure si può ed è necessario contrastarlo.

Lo dimostra il premio Nobel per la Pace Nadia Murad. Rapita e usata come schiava sessuale da Daesh, ha visto massacrare la sua comunità, ma ha avuto il coraggio di indicarci la strada e di diventare un esempio: «perché le generazioni future sappiano quel che è accaduto agli yazidi, per essere l’ultima ragazza con una storia come la mia». 

Il ruolo chiave dell'educazione

Conoscenza e istruzione sono la base per proteggere le bambine. Uno studio dell’UNPFA, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, ha stimato che se tutte le ragazze dell’Africa subsahariana e del Sud-Est asiatico potessero completare la scuola secondaria i matrimoni precoci sarebbero più che dimezzati (-64%) e le nascite da madri minorenni calerebbero del 59%.  Quello delle gravidanze precoci non è un fenomeno circoscritto solo ai Paesi in via di sviluppo. Il filo comune è fatto da povertà e mancanza di istruzione.

In Italia nel 2016 ben 1'539 bambini sono nati da madri minorenni. Sono per la maggior parte italiane e in decine di casi non hanno nemmeno sedici anni. A livello territoriale, la Sicilia registra il più alto numero di nascite con madri minorenni (377), seguita da Campania (277), Lombardia (162) e Lazio (92). Ragazze che molto spesso finiscono per abbandonare la scuola e con essa anche l’idea di un futuro legato a un lavoro professionale qualificato. Una bambina istruita significa una donna più consapevole, con migliori opportunità e in grado di contribuire al benessere della società.

Un bambino su cinque non va a scuola

Garantire un accesso a un’istruzione di qualità per 12 anni permetterebbe di liberare un potenziale enorme, anche dal punto di vista economico, che oscilla secondo le stime della Banca Mondiale tra i 15'000 e i 30'000 miliardi di dollari. E invece nel mondo un bambino su cinque non va a scuola, non l’ha mai frequentata oppure ha dovuto interrompere gli studi. Per 64 milioni di loro la quotidianità è fatta di lunghe giornate di lavoro.

Il dato dell’Organizzazione mondiale per il lavoro è però una stima al ribasso perché è difficile monitorare chi è costretta a occuparsi della cura della casa e dei fratelli. Cenerentole come Lin una bimba cinese che a Prato veniva sfruttata come domestica e come lavandaia e quando non era abbastanza brava veniva bastonata.

(Unicef-Indifesa)

Bimbe-modelle

Altre invece le ritrovi tra rossetti, mascara e riflettori. Trasformate in iper-sessualizzate star. Baby modelle i cui diritti e dignità sono spesso calpestati. “Non mi piacciono le sfilate perché non ci danno da bere. Detesto i servizi fotografici perché mi cotonano i capelli e quando poi mamma me li pettina, piango. Prima dei cataloghi mamma mi proibisce di mangiare pasta e biscotti”. 

Sono i frammenti di voci raccolti da Flavia Piccinini nel suo ‘Bellissime’ edito per i tipi di Fandango, un viaggio-denuncia tra concorsi di bellezza e sfilate di moda che ha prodotto tre interrogazioni parlamentari e un disegno di legge per garantire rispetto e protezione anche nel mondo dello spettacolo.

Le istituzioni devono intervenire

Davanti a questa condizione di fragilità Raffaele K. Salinari, presidente di Terre des Hommes, chiede: “al Governo italiano di non dimenticare l’infanzia mettendo al centro interventi concreti per dare seguito agli impegni sottoscritti in sede di adesione all’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030, alla Convenzione di Istanbul e alla Convenzione dei Diritti dei Bambini” e richiama la necessità di provvedere a una copertura finanziaria adeguata per le attività di prevenzione della violenza.

Occorre ascoltare e monitorare, perché senza dati attendibili e senza mettere al centro i ragazzi e delle ragazze non è possibile orientare alcun programma di intervento. E fare rete unendo le forze tra famiglie, attori privati, istituzioni pubbliche e scuole. Perché i diritti dei bambini non sono negoziabili. Perché dietro ai numeri ci sono storie, volti, vite e non intervenire ci rende carnefici di futuro.

 

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