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Nuove vie navigabili Quando andare da Locarno a Venezia via acqua non è più un’utopia

Dopo lo stanziamento di decine di milioni di euro e la realizzazione di importanti lavori di ristrutturazioni di dighe e conche, l’Idrovia Locarno-Milano-Venezia è quasi del tutto navigabile. E c’è chi ogni anno dalla Svizzera organizza un tour che arriva fino alla città lagunare a bordo di gommoni.

In viaggio su un gommone da Ascona a Venezia.

In viaggio su un gommone da Ascona a Venezia.

(Massimo Pedrazzini)

Si calcola che una goccia d’acqua impieghi nove giorni e mezzo per arrivare dalle sorgenti del fiume Ticino al Delta del Po. Seicento chilometri in cui il panorama cambia innumerevoli volte: dalle montagne che circondano il lago Maggiore, al verde luminoso della vegetazione del fiume Ticino, dall’urbanizzazione dell’area metropolitana di Milano fino al Po con la flora della Pianura Padana che, mano a mano che ci si avvicina al mare, muta il suo aspetto.

E se questo percorso la goccia lo percorre con una costanza matematica da milioni di anni, altrettanto non si può dire dell’uomo. Certo, su questa linea d’acqua che conduce da Locarno a Venezia passando per Milano, l’uomo ha navigato fin dalla notte dei tempi. Da qui, per esempio, passavano i marmi di Candoglia che furono impiegati per costruire il Duomo di Milano. Ma poi nel corso dei secoli sono state create dighe, ponti, barriere di ogni tipo rendendo la navigazione difficile. Solo oggi, dopo tanti anni, questa via d’acqua è tornata ad essere (quasi) completamente navigabile. Grazie al lavoro congiunto delle istituzioni italiane e svizzere, ai finanziamenti comunitari Interreg e a quelli messi a disposizione per Expo 2015, oggi andare da Locarno a Venezia non è quasi più un’utopia.

L’impulso di Expo 2015

swissinfo IT

Fino a una decina di anni fa la riapertura dell’Idrovia Locarno Milano Venezia sembrava un miraggio. Poi poco a poco l’attenzione per questo progetto è andata aumentando. E sono stati realizzati i primi lavori: dal molo di interscambio di Arona alla ristrutturazione delle diga della Miorina e di quella di Turbigo, dal rifacimento di alcune conche sul Naviglio Grande fino all’enorme lavoro di ripristino e valorizzazione della diga del Panperduto. Qui oltre a salvare la diga che stava per capovolgersi, si è dato vita a una vera e propria oasi naturalistica in cui hanno sede un ostello, il museo delle acque italo-svizzero (nei locali in cui venivano riparati i barconi che scendevano dal Verbano e dalla Svizzera), e un percorso ludico per i bambini.

“Il sabato e la domenica è pieno di turisti. Vengono con i pullman anche dalla Svizzera, sia dal Ticino che dai cantoni di lingua tedesca: fanno turismo gastronomico, vanno in bici lungo il percorso e poi tornano indietro”, racconta a swissinfo.ch Alessandro Folli, presidente del Consorzio Est Villoresi che gestisce la diga e le acque irrigue della Lombardia valorizzandole a fini energetici, ambientali e turistici.

Una via d’acqua (quasi) tutta navigabile

L’idrovia potrebbe creare un importante indotto su tutto il percorso, anche se mancano ancora molte cose. “Per completare l’idrovia manca la costruzione di una nuova conca di navigazione per superare lo sbarramento di Porto della Torre, già finanziata con 14 milioni di euro. E poi il restauro delle conche di Vizzola e Tornavento per collegare il Canale industriale e il Naviglio che io farei con un ascensore d’acqua che costa meno (6 milioni di euro) e farebbe risparmiare anche sui tempi per il trasbordo”, aggiunge ancora Folli.

Più a valle nel naviglio Pavese bisognerebbe adeguare i ponti (che sono a pelo d’acqua e non favoriscono il passaggio delle imbarcazioni), sistemare alcune conche e infine attendere la fine dei lavori alla conca di isola Serafina tra Piacenza e Cremona, finanziati con 47 milioni di euro.

Chi conosce tutte queste difficoltà è il ticinese Claudio Rossetti che ogni anno organizza il “trekking culturale Ascona-VeneziaLink esterno”: 10 giorni di passione per 16 partecipanti che a bordo di cinque gommoni rossi si avventurano nel percorso non senza difficoltà.

“L’idea mi è venuta nel 2007 quando ero stato incaricato di andare a Venezia a firmare un gemellaggio tra Ascona e la città lagunare: invece di andarci in macchina o in aereo con un amico fotografo ci siamo andati in barca”, racconta a Rosetti, che sta attualmente raccogliendo adesioni per il prossimo viaggio in programma al 20 al 28 di agosto.

Ma come dimostra il trekking culturale Ascona-Venezia, questa via potrebbe generare notevoli introiti economici dato che attraversa due nazioni (Italia e Svizzera), 4 regioni italiane (Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto), 12 province e 171 comuni del Nord Italia.

“Siamo gli unici che facciamo questo tour. Ma è un peccato perché una maggiore concorrenza farebbe bene e darebbe vita a servizi. Noi nei nostri tour dobbiamo organizzarci bene dal punto di vista logistico: se ci fossero più viaggi magari troveremmo bar aperti, servizi per le barche”, aggiunge ancora Rossetti.

Ascona-Venezia

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Le istituzioni italiane, con in testa la Regione Lombardia, sono consapevoli della grande opportunità rappresentata dall’Idrovia: “Riteniamo che lo sviluppo delle Vie d'Acqua rappresenti un’opportunità sia per il trasporto che per la promozione del turismo e della filiera ad esso collegata”, spiega Mauro Parolini, assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia. Per poi aggiungere: “Abbiamo iniziato un confronto sulle prospettive comuni del turismo del lago Maggiore su cui intendiamo mettere in campo iniziative insieme al Canton Ticino, anche sul turismo slow e green lungo il Ticino e i Navigli. Insieme a Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, poi, abbiamo proposto un progetto di eccellenza proprio su questi temi”. 

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