Si possono contare sulle dita di una mano i grandi attentati compiuti nella storia della Nuova Zelanda, nessuno comunque recente.

Negli ultimi 70 anni, infatti, sono solo cinque, incluso quello di oggi contro due moschee di Christchurch costato la vita ad almeno 49 persone.

Forse il più noto - almeno fino ad oggi - era quello del 1985, quando agenti dell'intelligence francese piazzarono una bomba sulla nave 'Rainbow Warrior' di Greenpeace, che l'organizzazione ambientalista si proponeva di usare nella sua protesta contro i test nucleari francesi sull'atollo di Mururoa.

La 'Rainbow Warrior' affondò nel porto di Auckland: l'equipaggio riuscì a salvarsi, ma un fotografo - Fernando Pereira - annegò mentre cercava di recuperare le sue macchine fotografiche in una cabina dell'imbarcazione.

Il primo attentato di rilievo - comunque senza vittime - risale invece al 1951: nell'ambito di una vertenza sindacale il 30 aprile di quell'anno un ponte ferroviario venne fatto saltare in aria vicino ad Huntly, nel distretto di Waikato (nord), per interrompere le forniture di carbone.

Ben 31 anni dopo, il 18 novembre del 1982, un kamikaze cercò di distruggere l'edificio che ospitava i computer centrali della polizia nazionale, dei tribunali e del ministero dei Trasporti: l'uomo, l'anarchico Neil Roberts, si fece esplodere ma non riuscì a danneggiare i sistemi informatici custoditi nella struttura.

Infine, il 27 marzo del 1984 una valigia-bomba esplose nell'entrata del palazzo di Wellington che ospitava le sedi di alcuni sindacati del Paese: nell'attentato morì soltanto il portiere del palazzo.

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