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La "valle della moda" minacciata da una tassa

Nel settore della moda i margini di profitto sono limitati, il fattore fiscale è perciò determinante

(Keystone)

Negli ultimi dieci anni il Ticino ha attirato alcune delle più prestigiose firme della moda. Aziende come Zegna, Gucci, Versace e Hugo Boss hanno trasferito nel cantone elvetico il loro settore logistico.

Ma un nuovo dazio europeo rischia di mettere fine all’evoluzione di quella che viene definita la “fashion valley”.

Il boom commerciale del Ticino nei settori di punta è minacciato dalla recente decisione dell’Unione europea (UE) di tassare del 12% i beni prodotti in Europa, importati in Svizzera e di nuovo esportati verso l’UE.

La misura, giunta a sorpresa, doveva entrare in vigore il 1° marzo. Ma le proteste del governo elvetico hanno permesso di rinviarla di tre mesi. Per il Consiglio federale, la nuova tassa minaccia tre decenni di libero scambio tra Svizzera e Unione europea.

In Ticino i dirigenti delle aziende di moda, ancora sotto choc, sperano che Bruxelles torni sui suoi passi e ritiri la misura doganale.

“Per noi si tratta di un problema enorme”, dice Maurizio Binelli, direttore di Veze, un’azienda che si occupa di import-export di prodotti del gigante della moda Versace. “Tutti i miei articoli arrivano dall’Italia o da altri paesi dell’UE e il 70% di essi torna in Europa”.

Margini minimi

Binelli ritiene che il nuovo dazio europeo costerà a Versace 3-4 milioni di franchi.

Ora, l’industria della moda è terreno di concorrenza spietata. I margini di profitto sono estremamente ridotti e devono sempre misurarsi con i gusti mutevoli dei consumatori.

Le infrastrutture svizzere di Versace sono lontane dai riflettori del mondo della moda. Eppure i magazzini nella zona industriale di Mendrisio, a pochi minuti dalla frontiera italiana, sono il centro vitale di Versace Classic, il marchio casual dell’azienda italiana.

Qui gli articoli di moda italiani sono immagazzinati e imballati e da qui sono inviati in tutto il mondo. Oltre a Versace, nel Ticino meridionale hanno la loro sede i settori logistica di Hugo Boss, Bally e Gucci.

Vantaggi competitivi

Claudio Camponovo, presidente della Camera di commercio ticinese, ricorda che la “fashion valley” è cresciuta grazie alla relativamente bassa pressione fiscale della Svizzera.

“Si tratta di un settore importante per la nostra economia”, dice Camponovo. “Le compagnie che scelgono il Ticino danno un grande impulso alla regione e in particolare all’industria dei trasporti, all’edilizia e alle banche”.

Camponovo ritiene che nella “valle della moda” lavorino circa 4000 persone. E il settore è tuttora in fase di espansione. Un’azienda ha recentemente investito 90 milioni di franchi in nuove infrastrutture logistiche.

Uno dei fattori che favoriscono il Ticino è anche la vicinanza con Milano. La capitale lombarda è ad appena mezz’ora di macchina.

Perdita di investimenti

Tutti i vantaggi competitivi non bastano però a compensare le perdite causate dal dazio europeo sulla riesportazione. “Nella moda, una differenza del 12% è molto elevata”, nota Camponovo.

E poi la perdita si estenderebbe ai posti di lavoro creati dalle aziende e agli investimenti da esse fatti negli ultimi anni.

Camponovo ritiene tuttavia che la tassa proposta dall’UE finirà per danneggiare anche le economie europee. “Le aziende lasceranno la Svizzera, ma non per tornare nell’UE. Cercheranno altri luoghi in cui la pressione fiscale è limitata”.

swissinfo, Jacob Greber (traduzione dall’inglese: Andrea Tognina)

In breve

Secondo i piani comunitari, dal primo marzo, i prodotti europei importati in Svizzera e riesportati nei paesi dell’Unione sarebbero dovuti essere tassati da un nuovo dazio doganale che, in certi casi, avrebbe potuto raggiungere anche il 12%.

Fino ad oggi, le riesportazioni nell’UE e nei paesi dell’Associazione europea di libero scambio (AELS, che comprende Svizzera, Norvegia, Liechtenstein e Islanda) erano esonerate dai dazi.

Una pratica che si basava sull’accordo di libero scambio del 1972 tra le due organizzazioni.

Bruxelles stima tuttavia che, finora, la Svizzera ha beneficiato di vantaggi riservati ai membri dello Spazio economico europeo (SEE). Del quale tuttavia, dopo il rifiuto popolare del 1992, non fa parte.

La Svizzera ha tuttavia ottenuto una proroga di tre mesi.

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