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L'ecoterrorismo vive ancora

Nato come forma estrema di protesta contro un sistema ritenuto distruttore, l'ecoterrorismo ha le sue radici nel movimento anarchico, pur non essendovi direttamente legato.

In forme e espressioni rinnovate, il movimento vive ancora.

L'ecoterrorismo comincia a manifestarsi in Italia, a metà degli anni Ottanta "firmando" attentanti contro quelle opere ritenute altamente inquinanti per l'ambiente: tralicci dell'alta tensione, ripetitori telefonici, cantieri dell'Alta velocità nel settore delle ferrovie.

La Toscana sotto tiro

È quasi sempre la Toscana a trovarsi al centro di questi attacchi. Dal 1987 al 1992 furono 28 gli episodi di questo tipo compiuti in particolare nelle province di Massa Carrara, Lucca, Pisa e Firenze.

La scelta di "colpire" in queste zone aveva un obiettivo privilegiato: danneggiare la linea ad alta tensione La Spezia-Acciaiolo (Pisa), uno degli elettrodotti portanti nella linea di distribuzione dell'Enel.

Il primo episodio risale al 22 luglio del 1987. A Vagli di sotto (Lucca) i carabinieri ritrovarono nei pressi di una cabina dell'Enel quattordici candelotti di esplosivo. Il 5 novembre del 1991 venne arrestato Marco Camenisch. Gli ultimi attentati sarebbero stati compiuti proprio per denunciare le sue condizioni di detenzione.

Nel mirino degli ecoterroristi anche l'Alta velocità. Contro la realizzazione di linee ferroviarie di quel tipo in Val di Susa (contestata dalle popolazioni locali) ci furono una serie di sabotaggi e piccoli attentati a cavallo tra il 1997 e il 1998.

Ma con gli anni Novanta gli attacchi ecoterrostici si rivolsero sempre più frequentemente contro i ripetitori televisivi e telefonici, soprattutto in Toscana. Gli attentati, compiuti però anche in altre aree del Paese, apparivano spesso collegati alla protesta delle popolazioni che ritenevano di subire un eccesso d'inquinamento elettromagnetico.

Gli anarchici: divisi sul terrorismo

Gli anarco-insurrezionalisti italiani - secondo i servizi di informazione nazionali - sono gruppi espulsi dai movimenti anarchici conosciuti come il Fai, (Federazione anarchica italiana) nel 1994, perché accusati di terrorismo.

Italino Rossi, un vecchio anarchico versigliese intervistato dal Corriere della sera, tiene a distinguere il Fai, lo storico movimento anarchico dagli insurrezionalisti. "Non li conosco", dice. "Noi abbiamo rinunciato da decenni agli attentati. La violenza non serve a nulla anzi ci delegittima versa la gente. Non è vero nemmeno che sono dei fuoriusciti, perché nel nostro movimento non sono mai entrati".

Secondo Antonio Marini, procuratore generale a Roma, da anni sulle tracce del radicalismo anarchico, la nuova compagine violenta è fatta di giovani che hanno dato vita a un movimento trasversale andando a congiungersi alla piccola delinquenza o ai movimenti di ribellione sociale no global ed ecologista.
Sempre secondo Marini, questa forma di ecoterrorismo, vuole creare la tensione sociale attraverso attentati non forzatamente eclatanti ma numerosi e riproducibili.

swissinfo, Paolo Bertossa, Roma

In breve

In Italia le diverse forme di terrorismo risvegliano ancora la memoria degli Anni di piombo.

Dall'estrema destra alla sinistra militante, molti gruppi nel tempo hanno fatto ricorso alla violenza per raggiungere i propri traguardi.

Non è dunque un caso che l'attenzione dell'opinione pubblica sia costante.

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