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Infanzia a rischio In 10 anni il numero di bambini poveri in Italia è triplicato

bambino si arrampica su una scala di corda

Per centinaia di migliaia di bambini l'orizzonte non è dei più sereni.

(Keystone / Julian Stratenschulte)

Erano 375'000 nel 2008, mentre l'anno scorso più di un milione e 260 mila: sono le cifre contenute in un rapporto di Save The Children pubblicato lunedì.

"Nel 2008 in Italia appena un minore su 25 (il 3,7%) era in povertà assoluta, un decennio dopo si trova in questa condizione ben uno su otto (12,5%)". A lanciare l'allarme è l'organizzazione Save The Children che lunedì, in occasione dell'inizio della campagna "Illuminiamo il futuro" per il contrasto alla povertà educativa, ha pubblicato la decima edizione dell'Atlante dell'infanzia a rischio.Link esterno

+ Per la versione integrale del rapportoLink esterno

Copyright: Save The Children

Video: Save The Children

La crisi pagata dai bambini

In Italia più che altrove, le due crisi economiche – prima quella del 2008, poi quella tra il 2011 e il 2012 – hanno avuto un impatto particolarmente forte soprattutto sui bambini e le loro famiglie, "compromettendo gravemente le aspettative di crescita e producendo uno squilibrio generazionale senza precedenti". La crescita è stata particolarmente forte tra il 2011 e il 2014: in questo periodo il tasso dei bambini in povertà assoluta è passato dal 5 al 10%.

Bambini poveri in Svizzera

Nel 2014, 307'000 bambini in Svizzera erano colpiti o minacciati dalla povertà. Per calcolare la soglia di povertà, l’Ufficio federale di statistica si basa sulle definizioni della Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione socialeLink esternoLink esterno.

Nel raffronto internazionale, la Svizzera investe relativamente poco a favore di famiglie e bambini. Per quest’ambito utilizza l’1,5% del prodotto interno lordo, contro il 2,1% della media dei paesi dell’Unione europea (dati del 2013).

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L'evoluzione è la stessa anche per quei bambini e adolescenti in condizioni di povertà relativa, ossia che si trovano nell'impossibilità di fruire di beni e servizi in rapporto al reddito medio pro capite del paese. Nel 2008 erano 1,26 milioni e dieci anni dopo quasi 2,2 milioni. Il divario tra regioni è molto forte: in Emilia-Romagna e Liguria, poco più di un bambino su dieci vive in famiglie con un livello di spesa molto inferiore rispetto alla media nazionale, mentre in regioni del Mezzogiorno come la Campania o la Calabria, il tasso è di circa il 40%.

Dall'Atlante emerge anche un altro dato inquietante: sono circa 500'000 i bambini e ragazzi sotto i 15 anni che crescono in famiglie dove non si consumano regolarmente pasti proteici e 280'000 sono costretti ad un'alimentazione povera sia di proteine che di verdure. Nel 2018, ben 453'000 bambini di età inferiore ai 15 anni hanno beneficiato di pacchi alimentari.

Il tempo perso dalla politica

La responsabilità di questa situazione – sottolinea Save The Children – "non è dei soliti ignoti, né tantomeno di un destino cinico e baro, ma principalmente del tempo perso negli ultimi vent’anni sul fronte delle politiche e delle risorse per l’infanzia e le famiglie".

L'organizzazione a difesa dell'infanzia punta il dito in particolare contro "l'assenza di una politica unitaria e coesa" – che si manifesta nelle importanti diseguaglianze territoriali – e "lo strabismo della spesa per la protezione sociale, che trascura i più giovani".

L'Italia – si legge ancora nel rapporto – investe una fetta cospicua del Pil nel settore della protezione sociale, addirittura superiore alla media europea (21,1% nel 2016, contro il 19,1% della media UE). Tuttavia, "la quota destinata alla voce ‘famiglia e minori’ è pari a circa la metà di quella dedicata da Germania, Regno unito e Svezia".

Nel rapporto vengono analizzati diversi altri indicatori, ad esempio l'offerta di servizi per la prima infanzia, le spese per gli asili o ancora la percentuale di bambini che non legge mai un libro.

Anche in questi casi le differenze regionali sono forti. Se in Liguria il 30,9% dei giovani tra 6 e 17 anni non legge mai un libro, la percentuale sale al 68,7% in Sicilia.

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