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Hypercorsivo Bebe Vio, la regina del 2016



La campionessa paralimpica Bebe Vio durante un incontro con gli studenti del Liceo Alfieri a Torino lo scorso 20 dicembre

La campionessa paralimpica Bebe Vio durante un incontro con gli studenti del Liceo Alfieri a Torino lo scorso 20 dicembre

(ANSA)


Stavolta non c’è gara.

Nemmeno un po’.

Stavolta non possono esserci dubbi.

Nemmeno uno.

Stavolta non si discute.

Neanche per scherzo.

Il personaggio italiano del 2016 è lei.

E non può essere nessun altro.

Giù il cappello davanti alla signorina Beatrice VioLink esterno, detta Bebe, 19 anni, fuoriclasse della scherma che, dal 2011 in poi, ha sempre vinto: Europei, Mondiali e, quest’estate, ParalimpiadiLink esterno.

Ma, soprattutto, ha fatto vincere la vita.

La sua.

Colpita e sfregiata (sulle guance, sul corpo) dalla meningiteLink esterno all’età di 11 anni…

… Bebe ha evitato la morte solo pagando un prezzo altissimo: infatti…

… le hanno amputato le gambe (fin quasi al ginocchio)…

… e le braccia (fino al gomito)…

… costringendola in un letto d’ospedale per ben 104 giorni.

Eppure…

… lei, una bimba…

… non si è mai arresa.

Mai.

Nemmeno per un istante. 

“Ho sempre saputo che avrei potuto ricominciare a fare scherma. Quando l’ho chiesto ai medici mi hanno, diciamo, sputato in un occhio. Quando l’ho chiesto a quelli delle protesi, si sono messi a ridere. Però io fin da subito ho capito che sarei riuscita a ritornare”, ha raccontato nel 2013 in una bellissima intervistaLink esterno.

Ed è tornata.

Eccome se è tornata.

Alla grande!

Non solo ha riguadagnato la pedana.

Non solo ha battuto quasi tutte le avversarie che l’hanno sfidataLink esterno

Ma, addirittura, si è presa la scena mediatica internazionale divenendo un simbolo, un esempio, un mito in tutto il mondo.

Ha aperto un sito webLink esterno (nella home pageLink esterno campeggia la scritta: “La vita è una figata!”)

Ha girato l’Italia per tenere incontri motivazionaliLink esterno.

Ha incontrato a Bruxelles (2012) il presidente del Parlamento europeoLink esterno, Martin SchulzLink esterno.

Ha scritto (2015) il libro autobiografico Mi hanno regalato un sognoLink esterno (sottotitolo: La scherma, lo spritz e le Paralimpiadi).

Ha incontrato a Washington (2016) il presidente degli Stati Uniti, Barack ObamaLink esterno, strappandogli un selfieLink esterno durante il ricevimento alla Casa BiancaLink esterno, lui in smoking e lei fasciata in un fantastico abito da seraLink esterno.

Ha posato, senza protesi, per la campagna mondiale contro la meningiteLink esterno, davanti all’obiettivo di Anne GeddesLink esterno: “Non ho paura della fisicità. Come non mi dispiacciono le cicatrici che ho sul viso. Quando vado in tv, al trucco insistono per coprirle. Sono stata a Parigi alla sfilata di Dior ispirata alla scherma, e anche lì volevano mascherarle. Ma anche quelle fanno parte di me. Come gli occhi verdi che ho preso da mamma”.

E i suoi occhi verdi hanno tenuto banco in tutte le trasmissioni tv, da MediasetLink esterno, a RaiLink esterno, a SkyLink esterno.

Un inno alla vita, Bebe.

Uno sguardo bellissimo che esprime solo gioia, allegria, positività.

Infatti, parlando con il Corriere della seraLink esterno, ha tenuto a far sapere: “Non chiamatemi poverina: la compassione può essere peggiore dell’indifferenza. Noi amputati non siamo inutili. Anzi, possiamo esservi d’aiuto. Se vi svegliate che fa freddo, piove e c’è traffico, non pensate: che giornata del cavolo. Una giornata del cavolo è svegliarsi con le gambe gonfie, non poter mettere le gambe artificiali e dover uscire in carrozzina”.

E poi (per essere ancor più chiara): “Tra noi ci prendiamo in giro: “Handicappato, ti muovi?”. Ci ridiamo su. L’autoironia ci fa bene. Disabile è chi si sente disabile, chi passa la giornata sul divano perché pensa di non saper fare più nulla. Definirebbe disabile un grande italiano come Alex Zanardi? Si è preso a cuore la mia storia quand’ero un mezzo cadavere, e nessuno credeva in me. È stato importante anche l’incontro con Oscar Pistorius. Ha fatto una cosa terribile, ed è giusto che paghi. Ma io spero che dopo aver espiato possa tornare ad aiutare gli altri, come ha fatto con me”.

Stop.

Serve, forse, aggiungere altro?

Questa, signore e signori, è Bebe.

Italiana dell’anno 2016.

Meritatamente, no?

Standing ovationLink esterno, prego.

Segui @massimodonelliLink esterno


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