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Il populismo frena Oskar Freysinger KO in Vallese

L’esponente dell’Unione democratica di centro Oskar Freysinger è stato estromesso domenica dal governo vallesano. Personaggio istrionico, Freysinger era una delle personalità più in vista e più controverse del paesaggio politico svizzero.

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Plebiscitato dagli elettori quattro anni fa, Freysinger ha dovuto accontentarsi domenica del sesto posto, sinonimo di non rielezione. I vallesani gli hanno preferito il candidato del Partito liberale radicale, lo sconosciuto Frédéric Favre, che ha ottenuto 2'124 voti in più del suo avversario. Una sconfitta che può definirsi storica: era infatti da 80 anni che un consigliere di Stato uscente (membro dell’esecutivo cantonale) non era rieletto.

Eletto nel parlamento federale nel 2003 (dove rimarrà fino al 2015), Freysinger (57 anni) è rapidamente diventato uno dei personaggi più in vista del mondo politico svizzero. Poliglotta, letterato, brillante oratore, a suo agio davanti a microfoni e telecamere e soprattutto molto provocatorio, il fondatore della sezione vallesana dell’Unione democratica di centro (UDC) è tra gli esponenti più radicali del suo partito, che malgrado il nome è posizionato sulla destra dello scacchiere politico.

Nel 2009 è stato tra i capofila dell’iniziativa per il divieto di costruzione dei minareti. Più volte è assurto agli onori della cronaca per la sua partecipazione a congressi e conferenze organizzate da movimenti di estrema destra un po’ in tutta Europa. Nel 2013, un reportage della televisione svizzera tedesca aveva mostrato appesa nella sua cantina una bandiera militare del II Reich, bandiera oggi utilizzata dai gruppi neonazisti tedeschi. Recentemente, Freysinger è stato fortemente criticato per avere assunto in un gruppo di lavoro del cantone Piero San Giorgio, uno scrittore di origine italiana associato agli ambienti dell’estrema destra.

“Il Vallese non sono gli USA”

La sconfitta di Freysinger trova ampia eco lunedì sulla stampa elvetica. “Con la sua non rielezione, finisce una carriera politica bizzarra”, scrivono Tages-Anzeiger e Bund. Una carriera politica caratterizzata da una costante: “La familiarità con le ideologie disumane”.

“La non rielezione di Freysinger – concludono i due quotidiani – è un contrappunto benvenuto in un’epoca in cui il populismo sta avanzando”.

La sua sconfitta fa tanto più male che a soffiargli il posto è stato un “signor nessuno”, rileva l’Aargauer Zeitung. La campagna ha ricordato per certi versi quella di Donald Trump e Freysinger si è detto lusingato per essere stato paragonato al nuovo inquilino della Casa Bianca, prosegue il foglio argoviese. Tuttavia, “il Vallese non sono gli USA e anche il resto della Svizzera può prendere atto con soddisfazione” che le radici del “populismo sedizioso” non riescono ancora ad attecchire, perlomeno negli esecutivi cantonali.

La Tribune de Genève e 24 Heures parlano dal canto loro di un “ministro effimero”. “Lui che, appena 15 mesi fa, mirava a un posto nel governo federale, è brutalmente caduto dal suo piedistallo”. Una pesante caduta imputata non solo a uno stile assai discutibile, ma anche a un bilancio negativo: “In quattro anni, il capo della formazione e della sicurezza si è fatto nemico buona parte degli insegnanti e degli elettori che avevano creduto in lui”.

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