Circa 140 personalità di spicco svizzere ed estere hanno lanciato un appello contro lo smantellamento della protezione salariale e per un'Europa più sociale.

Nel testo, pubblicato su diversi quotidiani nelle tre lingue ufficiali, i firmatari spiegano le ragioni della loro opposizione al progetto di accordo quadro istituzionale fra la Svizzera e l'Ue. La libera circolazione delle persone e diritti dei lavoratori sono un binomio inscindibile, sostengono i firmatari. Le misure di accompagnamento non sono perfette, ma hanno permesso di arginare il dumping salariale e impedito un collasso dei salari. Il sistema di controlli sulle aziende che distaccano personale in Svizzera è necessario per sanzionare gli abusi.

La bozza di accordo quadro, posta in consultazione dal Consiglio federale, invece dà la priorità all'"accesso al mercato", piuttosto che alla protezione dei salari e dei lavoratori. Concretamente significa che il numero di controlli rischia di essere ridotto in modo massiccio e che le verifiche sui lavoratori distaccati verranno ostacolate, imponendo termini di preavviso più brevi. Inoltre abolendo le cauzioni sarà impossibile garantire che le aziende estere che commettono abusi vengano multate adeguatamente. Tra i primi firmatari dell'appello figurano anche l'ex consigliera federale Micheline Calmy-Rey (PS), l'ex consigliera agli Stati Christiane Brunner (PS/GE) nonché Peter Bodenmann e Ueli Leuenberger, rispettivamente ex presidenti PS ed dei Verdi.

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