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accordo italo-svizzero Frontalieri, "No a misure unilaterali contro Roma"

Il deputato Lorenzo Quadri sui banchi del Consiglio Nazionale.

L'interpellanza del consigliere nazionale della Lega dei ticinesi Lorenzo Quadri chiedeva il blocco dei ristorni e la denuncia dell'accordo del 1974.

(Keystone)

Il Consiglio federale ritiene che si debba continuare a privilegiare la via del dialogo con l'Italia.

È quanto scrive il governoLink esterno in risposta all’interpellanza depositata dal consigliere nazionale della Lega dei ticinesi Lorenzo Quadri che, alla luce dei ritardi di Roma nel firmare il nuovo accordo fiscale sui frontalieri, aveva chiesto l’adozione di misure unilaterali da parte svizzera.

In particolare il deputato ticinese aveva proposto il blocco dei ristorni - vale a dire la quota parte (38,8%) delle imposte versate da questa categoria di lavoratori al fisco svizzero, destinata ai comuni di frontiera italiani – da parte delle autorità cantonali e la denuncia dell’accordo del 1974, attualmente in vigore, da parte di Berna.

Misure che però non vengono condivise dal Consiglio federale per il quale “eventuali iniziative volte a sollecitare la firma dell'accordo parafato nel 2015 devono avvenire nel rispetto del quadro normativo vigente”.

Al riguardo il governo ha ricordato che lo scorso 14 gennaio il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi a Lugano, dove ha incontrato consigliere federale Ignazio Cassis, ha assicurato che il governo italiano avrebbe presto trattato la questione della firma dell'accordo relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri, parafato nel mese di dicembre del 2015.

In merito, infine, ai pretesi risarcimenti al Canton Ticino per il mancato incremento del gettito fiscale (con il futuro regime fiscale dei frontalieri le casse cantonali incasserebbero circa 12 milioni di franchi in più) il Consiglio federale ribadisce che una compensazione finanziaria a Bellinzona, giudicata discriminatoria dei confronti degli altri cantoni, non è “giustificabile né sotto l'aspetto giuridico né sotto l'aspetto politico”.

Berna insomma, pur concordando con il principio che la sollecita firma del nuovo accordo “è nell'interesse della Svizzera”, vuole tenere vivo il dialogo con Roma.

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