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«Per il Giappone Fukushima è una catastrofe naturale»

Anche durante la catastrofe, la compostezza e la tranquillità dei giapponesi è stata esemplare.

(Keystone)

L'autore svizzero Adolf Muschg intraprenderà un viaggio a Tokyo in aprile nonostante la catastrofe atomica. Il profondo conoscitore del Giappone spiega come il paese gestisce la crisi e illustra la fiducia illimitata nella tecnica e l'energia atomica.

Il terremoto e lo tsunami hanno portato distruzione, dolore e morte in Giappone. Poi si è alzato lo spettro nucleare dalla centrale atomica a Fukushima. Questa somma di drammi ha incrinato la capacità del popolo giapponese di affrontare gli eventi con tranquillità e stoicismo , afferma lo scrittore elvetico, profondo conoscitore del paese del Sol levante.

swissinfo.ch: Com'è l’atteggiamento del Giappone di fronte a questa difficile situazione?

Adolf Muschg: I giapponesi hanno superato con la solita compostezza il terremoto e lo tsunami. La tradizione, l’abitudine e l’esercizio li hanno preparati per affrontare queste situazioni.

La terza catastrofe, alla quale tutto il mondo guarda con il fiato sospeso, mette il Giappone di fronte a una nuova prova che però non è completamente sconosciuta, visto che sulle città di Hiroshima e Nagasaki sono cadute due bombe atomiche.

Il fatto che i giapponesi siano riusciti ad addomesticare l’energia atomica, ossia utilizzarla per fini pacifici, è considerata in Giappone - anche se non se ne parla - una delle maggiori conquiste del dopoguerra.

Ora, osservo come in Giappone si tenti di trattare il più a lungo possibile la fuoriuscita di materiale radioattivo dalla centrale nucleare di Fukushima come una catastrofe naturale.

La prova visiva ci viene offerta dalle squadre di pompieri, specie di unità militari, che hanno raggiunto Fukushima da varie città del paese. I vigili del fuoco hanno una tradizione secolare in Giappone, non paragonabile con quella elvetica.

swissinfo.ch: I media riferiscono continuamente della calma e compostezza della popolazione. È un'immagine veritiera? O i giapponesi sanno reprimere molto bene i loro sentimenti?

A.M.: È una percezione occidentale e non è certamente un caso che la psicanalisi non abbia preso piede in Giappone, almeno non quella di Sigmund Freud.

In Giappone non vi è una cultura della parola. Qui il fatto che succeda un avvenimento terribile è già abbastanza: parlandone si è scortesi, non si cambia nulla e si rischia di prendersi troppo sul serio. Sono tabu fondamentali in Giappone.

swissinfo.ch: I giapponesi credono alle informazioni delle autorità e dei responsabili della centrale atomica?

A.M.: Sono comprensivi nei confronti dei portavoce e del governo. In Giappone, l’essere fallibile appartiene alla natura dell’uomo. E quando ho detto che considerano Fukushima alla stregua di un evento naturale, questo atteggiamento si riflette anche nel rapporto con i responsabili.

Ora esagero di proposito: non credo che i responsabili della centrale debbano rispondere per quanto è avvenuto, a prescindere dal fatto che nessuno è in grado di risarcire i danni causati.

swissinfo.ch: Il Giappone è un paese sviluppatissimo, con una fiducia enorme nella tecnica e nell’energia atomica. Questa convinzione è stata sconvolta dalla catastrofe?

A.M.: I giapponesi sono naturalmente sconvolti, così come lo sarebbe ogni persona e ogni società.

Il Giappone, come anche altri paesi, non ha previsto delle alternative, ma ha puntato quasi esclusivamente all’energia nucleare. Inoltre, temo che lo sviluppo economico del paese ostacoli una vera discussione sul nucleare, ciò che sta avvenendo in questo momento in Europa.

Invece, si tenterà paradossalmente di ottenere il massimo da una situazione terribile.

swissinfo.ch: Ci sono degli oppositori al nucleare in Giappone?

A.M.: C’erano. Negli anni Sessanta li ho visti in piazza assieme ai movimenti giovanili, alle proteste contro la guerra in Vietnam e la rimilitarizzazione del Giappone.

Ma non hanno avuto una grande eco, poiché l'accordo segreto in favore dell’energia atomica era già inattaccabile. Si credeva di riuscire con le proprie forze a sviluppare e garantire una tecnica sicura.

Chi protestava era considerato una specie di guastafeste. E i giapponesi non danno retta a chi viene sospettato di giocare sporco. Questo vale in generale per le voci critiche.

swissinfo.ch: Lei si è sempre opposto all’utilizzo dell’energia nucleare. La catastrofe di Fukushima la rafforza nelle sue convinzioni?

A.M.: Non si tratta di avere ragione. Già venti anni fa, affermavo che la natura aveva una sfera intima che andava rispettata. C’è un confine della materia, il cui superamento può avere delle conseguenze imprevedibili. E ciò lo vediamo non solo nell’ambito dell’energia atomica e nella tecnologia genetica, ma anche in tutti i settori della tecnologia.

Il cambiamento nelle coscienze deve iniziare in ognuno di noi ed è più importante di quanto noi ci immaginiamo. Mi auguro che tutto ciò porti a invertire la rotta.

swissinfo.ch: L'energia atomica, che comporta emissioni minime di CO2, ha contribuito al benessere e alla crescita del Giappone. Un certo rischio residuo è dunque il giusto prezzo da pagare per questi benefici?

A.M.: Parlare di rischio residuo è un triste eufemismo, pensando a quanto accaduto in Giappone. Dietro questa espressione si nasconde infatti tutto quanto non si conosce a sufficienza di ogni tecnologia, la quale viene comunque impiegata perché garantisce facili guadagni.

Si ha quasi l'impressione che le centrali atomiche siano economiche e positive per l'ambiente, quando entrambe le supposizioni si sono rivelate fondamentalmente sbagliate. In realtà, l'energia nucleare è un'energia che non ci possiamo permettere. Inoltre, tutte le misure di sicurezza di cui questa tecnologia necessita non sono nemmeno auspicabili.

swissinfo.ch: Albert Einstein aveva detto che l'energia atomica sarebbe diventata un carico per l'umanità. Siamo arrivati a questo punto? Non ci possiamo più liberare degli spiriti che abbiamo evocato?

A.M.: Sì, e se si legge correttamente Goethe, in questo momento ci troviamo nella scena in cui si perde la propria anima tramite l'accecamento. Tutti gli elementi sono presenti. Le pagine fatali della nostra sceneggiatura sono già state scritte tanto tempo fa.

Adolf Muschg

Nasce il 13 maggio 1934 a Zollikon, nel canton Zurigo.

Studia germanistica, anglistica e psicologia.

Dopo la dissertazione lavora tre anni come maestro.

Insegna in seguito alle università a Tokyo, Göttingen, Ithaca (New York) e Ginevra.

Dal 1970 al 1999 è professore di letteratura e di tedesco presso il politecnico federale a Zurigo.

Presiede dal maggio 2003 alla fine del 2005 l'Accademia delle arti a Berlino.

Pubblica romanzi, racconti, biografie, saggi, radiodrammi, sceneggiature e opere teatrali.

Ottiene quasi tutti i maggiori riconoscimenti in lingua tedesca, tra cui il premio Georg-Büchner nel 1994.

Adolf Muschg è un profondo conoscitore del Giappone, dove vi soggiorna dal 1960.

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Futuro nucleare in Svizzera?

In un sondaggio non rappresentativa di swissinfo.ch, il 74% (838 persone) si sono espresse a favore dell’abbandono dell’energia atomica. Il 23% (267) non vuole cambiare lo status quo e il 3% (33) non ha un’opinione. (stato 23 marzo 2011).

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(traduzione dal tedesco, Luca Beti), swissinfo.ch


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