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"Ci vorranno dei secoli per sradicare la tubercolosi"

La tubercolosi è particolarmente pericolosa se associata al virus dell'AIDS

(Keystone)

Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, la tubercolosi rimane una delle malattie che mietono più vittime in tutto il mondo. Responsabile della strategia di lotta a livello mondiale, il dottor Mario Raviglione si preoccupa in particolare per la resistenza del “bacillo di Koch” agli antibiotici.

Nel 2010 la tubercolosi è costata la vita a 1,4 milioni di persone su tutto il pianeta. Secondo un recente rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), il numero delle vittime è sceso di 300'000 unità rispetto all’anno precedente. Per la prima volta da molti anni, il numero dei nuovi casi di malattia è pure in diminuzione.

Questi progressi vanno tuttavia relativizzati, avverte Mario Raviglione, responsabile dal 2001 del dipartimento dell’OMS specializzato nella lotta contro la tubercolosi. L’interazione del “bacillo di Koch” con il virus dell’AIDS, la progressione della tubercolosi “multiresistente” e il disimpegno finanziario degli Stati incitano infatti alla prudenza.

La tubercolosi, soprannominata “malattia dei poveri” o “malattia del XIX secolo”, è ben lontana dall’appartenere al passato, sottolinea l’esperto.

swissinfo.ch: Per la prima volta da anni si assiste ad un calo dei nuovi casi di tubercolosi. Possiamo parlare di un successo?

Mario Raviglione: Mentre la mortalità dovuta alla tubercolosi è in calo da 15 anni, la diminuzione dei nuovi casi rappresenta un fenomeno più recente, dovuto tra l’altro alla strategia avviata dall’OMS per lottare contro questa malattia.

Siamo tuttavia ancora lontani da un successo definitivo: i progressi raggiunti in questi ultimi anni rimangono ancora molto fragili. Ci inquieta innanzitutto il rischio di un minore impegno politico e finanziario da parte della comunità internazionale.

La crisi economica e nuove priorità potrebbero infatti spingere diversi paesi donatori a ridurre i fondi destinati alla lotta contro la tubercolosi. Ciò metterebbe a repentaglio tutti i frutti raccolti in questi ultimi anni.

swissinfo.ch: In quali regioni sono stati compiuti i progressi più significativi?

M.R.: I maggiori successi sono stati conseguiti in Cina, che figura in seconda posizione tra i paesi più colpiti dalla tubercolosi. Nel 2010 il numero di nuovi casi è calato del 40% in Cina rispetto al 1990, mentre la mortalità è scesa dell’80%.

Risultati incoraggianti sono stati raggiunti negli ultimi anni anche in Africa, nonostante la frequente interazione della malattia con il virus dell’AIDS. In America latina la morbosità diminuisce dal alcuni anni al ritmo del 3%. Complessivamente, nel 2010 si è così registrato un calo su base annua dell’1% a livello mondiale.

swissinfo.ch: Sarà possibile sradicare un giorno la tubercolosi?

M.R.: Con una riduzione annua dell’1% ci vorranno ancora dei secoli prima di poter eliminare questa malattia. In Europa si era creduto a lungo che il “bacillo di Koch” fosse sparito. In realtà è ancora molto presente, soprattutto nell’Europa orientale, presso alcuni gruppi di popolazione: le classi più povere, gli immigrati e i malati di AIDS. La tubercolosi è spesso strettamente associata al virus HIV, dal momento che si diffonde più facilmente in un organismo con una deficienza immunitaria.

Finora, nessun paese è riuscito a sradicare la tubercolosi. Per tentare di raggiungere questo obbiettivo nei paesi industrializzati, bisognerà concentrare ancora di più gli sforzi sulle categorie a rischio, ciò che nessun governo ha fatto finora in modo convincente.

Nei paesi in via di sviluppo gli ostacoli non sono solo di natura finanziaria. Vi sono pure problemi di organizzazione: i sistemi sanitari sono lacunosi sia per quanto riguarda la diagnosi della malattia che le cure dei pazienti.

swissinfo.ch: Questa epidemia viene presa sufficientemente sul serio dalla comunità internazionale?

M.R.: La tubercolosi è sicuramente la malattia più trascurata al mondo. In ogni caso, molto di più dell’AIDS, che figura nell’agenda politica di molti governi. Eppure, con oltre 1,4 milioni di vittime all’anno, la mortalità della tubercolosi è di poco inferiore a quella dell’AIDS, che uccide 2 milioni di persone all’anno, e supera perfino quella della malaria.

Attualmente la strategia dell’OMS è supportata finanziariamente quasi soltanto dagli Stati uniti. Nessun paese europeo sostiene la lotta alla tubercolosi in modo significativo. Eppure vi sono nuove minacce: mi inquieta in particolare la crescente resistenza del bacillo della tubercolosi ai due antibiotici più utilizzati, l’isionazide e la rifampicina.

swissinfo.ch: Qual è la portata di questa minaccia?

M.R.: La tubercolosi multiresistente è presente in tutto il mondo. Nei paesi dell’ex Unione sovietica, un malato su tre ha sviluppato una forma di resistenza agli antibiotici. Se non vi è una diagnosi corretta sin dall’inizio e il paziente viene curato normalmente, il rischio d’insuccesso è del 50%. L’interazione tra tubercolosi multiresistente e virus HIV è mortale nel 90% dei casi.

swissinfo.ch: Come mai la tubercolosi sta diventando sempre più resistente agli antibiotici?

M.R.: La causa è legata, come per molte altre malattie, ad una somministrazione sbagliata degli antibiotici. Quando la malattia non viene curata correttamente, il bacillo diventa resistente a molti medicinali.

Il costo degli antibiotici destinati a curare una tubercolosi normale è di 25 franchi per sei mesi. Per una tubercolosi multiresistente occorrono invece diverse migliaia di franchi. Se teniamo conto della durata dei trattamenti, che possono prolungarsi per due anni, e degli alti costi di ospedalizzazione, si possono capire facilmente i problemi che incontrano i paesi in via di sviluppo.

swissinfo.ch: Vi sono scoperte scientifiche che potrebbero aprire nuove speranze?

M.R.: Da una decina di anni, si assiste ad una sorta di resurrezione in materia di ricerca. Un nuovo test, approvato l’anno scorso dall’OMS, permette di diagnosticare la tubercolosi resistente in meno di 100 minuti.

Tre nuove classi di antibiotici potranno inoltre essere messe in circolazione entro il 2013. Sono infine in fase di sperimentazione diversi vaccini, che potrebbero sostituire l’attuale BCG. Si tratta di progressi molto incoraggianti.

Epidemia mondiale

Dopo aver toccato nel 2005 una punta di 9 milioni a livello mondiale, i malati di tubercolosi sono scesi a 8,8 milioni nel 2010, in base ai dati dell’Organizzazione mondiale della sanità.

L’anno scorso circa 1,4 milioni di persone sono morte in seguito a questa malattia. Il tasso di mortalità è sceso del 40% tra il 1990 e il 2010 e dovrebbe scendere di un altro 50% entro il 2015.

In tutto il mondo, due miliardi di persone sono portatrici del bacillo di Koch, responsabile della tubercolosi. Di queste, il 90% non contrae in tutta la vita la malattia.

Si stima che circa 440'000 persone abbiano contratto a livello monidale la tubercolosi multiresistente. Si tratta della forma più pericolosa, in quanto i bacilli sono in grado di resistere ai due antibiotici più efficaci, l’isionazide e la rifampicina.

La tubercolosi è particolarmente diffusa tra le persone affette dal virus HIV e da malnutrizione.

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Tubercolosi in Svizzera

La “malattia dei poveri” era ancora molto diffusa in Svizzera fino all’inizio del secolo scorso.

Oggi, come in molti altri paesi industrializzati, la tubercolosi è diventata molto più rara.

In Svizzera circa 500 persone contraggono ogni anno questa malattia, nella maggior parte dei casi in forme che si curano facilmente.

Il maggior numero di persone ammalate di tubercolosi si registra presso la popolazione immigrata, indica l’Ufficio federale della sanità pubblica.

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(Traduzione Armando Mombelli), swissinfo.ch

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